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28/01/11

A Roma in cerca di anamorfosi, fori gnomonici e astrolabi catottrici : un itinerario per veri curiosi a pochi passi da Trinità dei Monti

Dunque,che cos'è il tempo? 
Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio, però spiegarlo a chi me lo chiede, allora non lo so più.
Agostino d'Ippona,Confessioni (Lib.XI,14)

Chi non riesce più a provare stupore e meraviglia è già come morto
e i suoi occhi sono incapaci di vedere
A.Einstein

Nel 2010 oltre dieci milioni di turisti hanno deciso di trascorrere uno o più giorni nella città di Roma.
Secondo l'annuale sondaggio di Travel  &  Leisure, una rivista americana dedicata ai viaggi, nel 2010 Roma è passata dal nono al quinto posto nella classifica delle città preferite dai viaggiatori.. Ovviamente risulta un po' più arduo sapere cosa hanno fatto e cosa hanno visto questi milioni di viaggiatori.
I dati disponibili ci dicono tuttavia che quasi la metà dei turisti raggiunge l'area del Colosseo e molti raggiungono S.Pietro, visitando  i musei Vaticani. Non sappiamo però quanti abbiamo visto ad esempio le illusionistiche volte di Andrea Pozzo nella chiesa di S.Ignazio o i dipinti del Caravaggio a S.Luigi dei Francesi e a S.Maria del Popolo o quanti abbiano apprezzato le strabilianti sculture del Bernini come l'estasi di Santa Teresa o quella della Beata Ludovica Albertoni, posta all'interno della chiesa di S.Francesco a Ripa. Sparuto è comunque il numero di quelli che entrano nell'oratorio di S.Silvestro presso la basilica dei S.Quattro Coronati: in pratica non sappiamo quanti, inclusi i cittadini romani, conoscano realmente gl innumerevoli tesori nascosti di Roma.

Sebbene molti viaggiatori siano dotati di guide e mappe, il numero dei luoghi, dei monumenti e delle meraviglie di Roma è tale, per cui passate le prime ore di euforia, ci si rende conto che conoscere in pochi giorni una città con quasi 28 secoli di storia ( nel 2015 festeggerà il suo 2768° compleanno) è un'operazione impossibile e sovraumana. Molti poi vagano a caso per la città sperando di carpire con lo sguardo, ora tutte le vicende narrate dalla  colonna Traiana ( ce n'è una più comoda al museo della Civiltà Romana) talvolta cercando di intuire il senso di un'iscrizione latina. Abbiamo incontrato anche chi fa un giro rapido all'interno di una chiesa semibuia senza accorgersi che l'opera d'arte sta sopra le loro teste, visto che la cupola in realtà non esiste essendo una illusione pittorica.
Questa premessa ci è sembrata necessaria per prepararvi ad un itinerario che dedichiamo soprattutto ai  più giovani e come sempre ai viaggiatori più curiosi.
Obelisco di Montecitorio
Per farvi acquisire le conoscenze minime indispensabili per apprezzare quello che descriveremo, vi invito a recarvi (se volete virtualmente) a vostra scelta in Piazza Montecitorio o in Piazza S.Pietro.
In entrambi questi luoghi troverete un enorme obelisco. Non sono gli unici obelischi romani , ma questi due hanno qualcosa di speciale essendo anche antichi " orologi solari".
Quelli che vedrete, furono cimeli trionfali di imperatori romani che rammentano ancora oggi la conquista dell' Egitto ma sono anche memoria di antichi culti solari, provenendo entrambi dalla città sacra di Heliopolis.
Quello che molti visitatori non sanno è che sono entrambi degli gnomoni, termine di origine greca che indica un qualsiasi elemento, uno stilo o anche voi stessi in posizione eretta, in grado di generare un'ombra e quindi indicare il movimento apparente del sole su una superficie piana adiacente, appositamente predisposta con segnalatori, tacche o altri reperi visibili, in grado di informare (nel caso delle meridiane) sul momento esatto del mezzogiorno, o come scriveva Plinio il vecchio, fornire i dati "della durata del giorno e della notte", utili per il luogo dove erano stati posti.
Per saperne di più leggete le considerazioni di E.Marianeschi sul N° 3-1999 di Gnomonica, che ne ha studiato le antiche funzioni e che  ha curato il ripristino ex novo della meridiana di Montecitorio.

Ci sarebbero tante curiosità da dire sui due obelischi-gnomoni, ma mi limiterò qui con il ricordare che quello di Montecitorio, prima di essere restaurato e portato nel 1792 su questa piazza, si trovava  in origine in Campo Marzio ed era chiamato Horologium Augusti. Era stato progettato nel 10 a.C da Mecenate per volere dell'imperatore Augusto che aveva richiesto, diciamo così, la consulenza di Manilio astronomo e matematico (Plinio parla invece di Facondo Novio ) e forse di esperti gnomonisti da Alessandria d'Egitto. Trovate ulteriori informazioni in questa pagina di Roma sotterranea.


Tale horologium solare come ci racconta Plinio nella Storia Naturale (Lib XXXVI, 14) era costituito da una meridiana che oltre al trascorrere del tempo ricordava ai cittadini romani un importante evento: gli esperti costruttori avevano fatto si che la grande sfera dorata posta in cima allo gnomone,(ce n'è una conservata ai musei vaticani) lambisse con la sua ombra, ogni 23 settembre, giorno di nascita di Augusto, l'Ara Pacis: il monumento dedicatogli dal senato romano nel 13 a.C.
Se avrete invece raggiunto Piazza S.Pietro, avrete visto l'obelisco-gnomone al centro della piazza e a destra trovato  sul pavimento i cerchi relativi ai punti dei solstizi con i relativi segni zodiacali.
Lo gnomone che papa Sisto V bollò come segno di " impura superstizione" sta qui dal 10 settembre 1586.Un pubblico concorso vide pervenire quasi 500 proposte per rimettere in piedi il gigantesco blocco di granito rosso, da lungo tempo abbandonato nella polvere del territorio vaticano. Papa Sisto V scelse il metodo proposto da Domenico Fontana, architetto che scriverà nel 1590 un testo unico nel suo genere sull'arte di spostare gli obelischi .

Bene, adesso che sapete cosa è uno gnomone e cosa studia la gnomonica, vi invito a scoprire una  meridiana a camera oscura: vi basterà raggiungere Piazza della Repubblica a Roma ed entrare nella basilica di S.Maria degli Angeli.
Sul pavimento, protetto da transenne, si trova una meridiana lunga ben 45 metri e nota agli esperti con il nome di " gnomone clementino ".
Venne progettata dall'astronomo Bianchini nel 1702 per volere di papa Clemente XI., obbligato a far costruire tale strumento  come conseguenza delle decisioni del I Concilio di Nicea del 325 che fissavano alcune regole precise per le determinazione della Pasqua: venne ribadito che tale festività, non dovesse mai coincidere con quella festeggiata dagli ebrei e che quindi necessitavano strumenti idonei al calcolo della individuazione esatta del giorno dell 'equinozio di primavera. (per decidere le vostre ferie invece vedete il link calcolo di Pasqua) .
Entrati in S.Maria degli Angeli a destra dopo il tavolo delle pubblicazioni utili, guardando in alto perpendicolarmente all'inizio della linea di bronzo, al centro dello stemma araldico papale, si nota un "foro gnomonico" (in realtà i fori sono due) cioè un'apertura di pochi centimetri che consente di proiettare sull'asse della meridiana non più un'ombra ma un raggio solare che nella penombra della basilica è in grado di generare un'ellisse luminosa che si sposta con il movimento apparente del sole, ma soprattutto indica, come ha fatto per secoli, il mezzogiorno locale, l'inizio dei solstizi e degli equinozi ed altre variabili riservate solo ad esperti nella scienza gnomonica. Per maggiori dettagli si veda il documento redatto dal prof. Sigismondi dal titolo " Gnomone Clementino" .
Se della gnomonica non sapete nulla potreste leggere il IX libro dell'Architettura di Vitruvio, dedicato proprio agli orologi solari. Più impegnativa la lettura del capitolo sulla Gnomonica Anacamptica contenuta nel libro di Kircher" Ars Magna , Lucis et Umbrae".; una lettura semplificata la trovate nelle pagine di un esperto in tale materia: N.Severino.
All'interno della basilica si trova anche un altro foro detto "boreale" che serviva per lo studio della stella polare, ma è alquanto nascosto e di difficile verifica pratica per i neofiti, non essendo consentito, se non agli studiosi, l'accesso notturno alla chiesa e l'uso di telescopi come aveva fatto per anni Bianchini, il suo progettista.
Nei giorni dei solstizi si tengono particolari eventi e sono un'occasione per saperne di più, dalla voce di esperti. Sul web potete trovare vari siti con le date utili per solstizi, equinozi ed eclissi per l'anno in corso o per altri di vostro interesse.
Così preparati mentalmente, andrete a godervi un bel mattino soleggiato la scalinata di Trinità dei Monti in Piazza di Spagna. Giunti in bici o metropolitana, se guarderete in alto verso la chiesa noterete l'obelisco sallustiano con finti geroglifici,  made in Italy e  sui due campanili noterete due diversi orologi.

Salendo le scale noterete che l'orologio di destra  è in realtà un quadrante solare, restaurato di recente da Mario Catamo, e indicante sia le ore italiche che le ore astronomiche.
Pochi notano che sulla facciata dell'edificio a sinistra della chiesa vi sono delle finestre, dipinte con effetto trompe l'oeil, che dovrebbero insospettire il viaggiatore curioso e quindi molti nostri lettori.
Bene, se siete entrati nella chiesa ed è domenica, non stupitevi di vedere tra le panche dei fogli con note liturgiche e canti scritti in francese; cercate di ammirare la splendida deposizione di Daniele da Volterra (spostatevi da destra a sinistra e viceversa, per captare una "lievitazione" illusoria della croce) cercate gli affreschi di Perin del Vaga e se non lo sospettavate vi informo che senza usare aerei e senza mostrare il passaporto, siete entrati in territorio francese: la chiesa ed il convento di Trinità dei Monti risulta essere ancor oggi giurisdizione e Parrocchia Romana dell' arcivescovo di Lione.
Per essere precisi il convento fa parte del gruppo di cinque chiese ed edifici di proprietà della fondazione dei Pieux Etablissement de France, mentre la gestione del convento è stata affidata da qualche anno ai religiosi della Fraternité Monastique de Jerusalem, la stessa che potrete trovare recandovi nel monastero di Mont Saint Michel in territorio francese.
Il convento di Trinità dei Monti
Bene, se sarete riusciti (vedi sotto) a varcare la porta nascosta del convento posta alla sinistra della chiesa, vi aspettano molte sorprese che non avreste trovato se San Francesco di Paola nel lontano 1489. partito dal suo eremo in terra di Calabria non avesse raggiunto a Plessis du Parc il Re di Francia, Luigi XII malato da tempo.
In verità il fondatore dell'ordine dei Minimi, avrebbe evitato volentieri tale viaggio , aveva già 67 anni, ma obbedì alle insistenze di papa Sisto IV.e tuttavia da questo viaggio nacque una profonda amicizia con il sovrano francese che era inizialmente interessato a servirsi dei poteri taumaturgici di Francesco di Paola per curare i propri malanni.
Alla morte del Re gli successe Enrico VIII che favorì la costruzione di numerosi conventi dell'ordine dei Minimi in terra francese (nel 1673 i conventi dei Minimi saranno 150 in Francia e 448 in totale) e volle che il loro fondatore rimanesse ancora presso la reggia quale consigliere spirituale.
Nel 1494 S.Francesco di Paola ricevette dal Re, divenuto anch'egli membro del terzo ordine dei Minimi, un finanziamento per costruire a Roma nella zona del Pincio, un tempo nota come Hortus Sallustiani , un convento.
I lavori iniziati nel 1502,( pietre francesi vennero trasportate dalla città di Narbonne) andarono avanti fino al 1550; finalmente nel 1594, l'edificio fu consacrato e i fratelli Minimi poterono alloggiarvi.
Da questo convento passarono vari monaci francesi che oltre a perseguire la regola di austerità indicata dal loro fondatore, si dedicarono con fervente passione allo studio delle scienze, lasciandoci originali opere scritte e mettendo in pratica quanto avevano studiato e descritto proprio sui muri del loro convento. 
L'Anamorfosi Palindroma
Al primo piano del convento potrete ammirare lungo il corridoio una spettacolare Anamorfosi palindroma che fa vedere, ponendosi obliquamente, in un senso l'immagine di S.Francesco di Paola in preghiera, e nell'altro l'eremita mentre attraversa stando in piedi sul suo mantello, lo Stretto di Messina  con sullo sfondo le colline della Calabria sua terra natale.
Di recente sotto vari strati di vernice bianca è stata individuata nel corridoio parallelo, un'altra anamorfosi iniziata da Niceron e portata a termine da Maignan: raffigura S.Giovanni Evangelista mentre redige il libro dell'Apocalisse durante il suo esilio nell'isola di Patmos. Durante il restauro al centro della parete è venuta alla luce una frase in alfabeto greco che collega l'Apocalisse dell'ottica a quella scritta da S.Giovanni a Patmos.
L'opera è stata oggetto di studio dell'  IUAV di Venezia ed i restauri sono stati effettuati grazie a fondi del governo francese a cui siamo grati.


Rammentiamo a chi non avesse mai sentito il termine anamorfosi che esso indica un artificio dell'arte prospettica, e che tale realizzazione fa si che un'immagine non venga interpretata o percepita correttamente se non ci si ponga obliquamente rispetto ad essa, mentre se la si guarda frontalmente e a distanza ravvicinata si ottengono solo macchie informi senza senso. Le tecniche usate dai progettisti, sono descritte in testi scientifici quali: la Perspectiva horaria di E.Maignan (una copia si trova alla biblioteca G.Castelnuovo della facoltà di Matematica della Sapienza)  mentre la Perspective curieuse"  è stata redatta da François.Niceron, entrambi confratelli dell'ordine dei Minimi.
Se conoscete il francese potrete sfogliare on line la Perspective curieuse di F.Niceron .
Benchè il primo ad utilizzare il termine di Anamorfosi sia stato G.Schott  gesuita tedesco e allievo di Kircher, autore di "Magia Uiversalis naturae et artis",  si trovano esempi e modalità di esecuzione di anamorfosi lineari, circolari e cilindriche  nei testi di molti autori, già prima del 500. (significativo è ad esempio, il titolo di Pietro Accolti: Lo inganno de gli occhi . Il quadro degli Ambasciatori di Holbein è tra i più citati tra quelle opere che sono realizzate con elementi non immediatamente percepibili dall'occhio umano: la forma criptata è quella di un teschio anamorfico.                                                                                                                                                                                        
Suor Samuele illustra le linee orarie dell' astrolabio di E.Maignan
Una cosa è certa: i frati minimi non tenevano in conto i suggerimenti di Onorio di Autun che definiva la pittura come la letteratura dei laici o degli illetterati. Tra queste mura al contrario occorreva avere conoscenze superiori, anzi passeggiare tra i corridoi del convento rappresentava quasi un percorso iniziatico per giungere ad un sapere superiore non certo diretto agli illetterati: non a caso le biblioteche dei Minimi di Roma e Parigi erano considerate le maggiori tra quelle scientifiche del XVII secolo con circa 6500 volumi, inclusi libri eretici e proibiti. Inoltre basta citare Marin Mersenne un padre Minimo che frequentava ed aveva rapporti epistolari con Cartesio, Pascal , Leibniz, Huygens, Fermat e Torricelli per capire gli interessi di questi saggi religiosi. Nonostante fosse inizialmente un anti-eretico padre Mersenne tradusse in francese le prime opere di Galileo. Questa stessa passione scientifica porterà un altro frate minimo F.Jacquier ad incontrare Goethe nel 1787 e tradurre i Principi di Newton dall'inglese.
Chi volesse documentarsi ed appassionarsi ancor più sull'argomento potrà leggere in una biblioteca il testo di J. Baltrusaitis intitolato Anamorfosi ( presente in un fondo alla Biblioteca Centrale di Roma), apparso di recente in libreria in una nuova edizione.
Continuando la nostra visita passiamo al vicino corridoio dove si rimane ancor più meravigliati: anche stavolta il merito è di padre Emmanuel Maignan che su queste pareti ha realizzato un astrolabio gnomonico catriottico o se preferite anacamptico.
Tradotto per coloro che nulla sanno di gnomonica, vuol dire che abbiamo intorno a noi un complesso orologio solare a riflessione con una intricata serie di linee di diverso colore e nomi di località e segni zodiacali opportunamente dipinti su una parete e sulla volta di un corridoio ombreggiato che con l'ausilio di uno specchietto (da cui viene il termine catottrico sinonimo di anacamptico) posto sul davanzale della finestra, è in grado secondo precisi angoli di riflessione di generare una macchia luminosa su una linea o numero e di conseguenza dare informazioni orarie e di tipo astronomico.
 L'Ars Magna Lucis et umbrae
Detto in questi termini sembra quasi un gioco da ragazzi ma per fare quello che vedete occorrono studi e conoscenze molto specializzate ed è quindi probabile che i frati Minimi abbiano avuto contatti presso il Collegio Romano con Athanasius Kircher eruditissimo ed eclettico gesuita poliglotta appassionato sia di gnomonica anacamptica che di catottrica (quella parte dell'ottica che si occupa della riflessione per mezzo di specchi ). Egli è autore di un testo dal titolo "Ars Magna, Lucis et umbrae"( a dx il frontespizio dell'opera) contenente le descrizioni di numerose creazioni ed artifici, inclusa la camera oscura, la lanterna magica e le scatole catottriche che suscitavano stupore e meraviglia tra i visitatori del suo laboratorio al Collegio Romano e che sono sicuramente alla base delle applicazioni dei padri Minimi.
Leggendo qualcosa di scienza gnomonica riuscirete durante la visita a calcolare l'ora solare vera cioè quella del meridiano locale, ma avendo conoscenze gnomoniche maggiori si riusciranno a desumere tutte quelle informazioni che padre Maignan avverte:" potranno essere individuate solo da un bravo " geometra ".
Anche i neofiti della materia converranno della eccezionalità dell'opera che non è l'unica di Maignan, infatti a Palazzo Spada si trova (all'interno dei locali del Consiglio di Stato) un altro astrolabio a riflessione dipinto ma che ormai non è più funzionante a causa di modifiche architettoniche effettuate durante i restauri.
Una meridiana simile è stata ripristinata nel 2002 a Brescia nel Convento di S.Cristo . 
Un'altra ancora si trova nel convento dell'Annunciata a Piancogno (Bs).Note di N. Severino.
 Prospettiva Horaria di E.Maignan
A Grenoble presso il liceo Stendhal è possibile ammirare un'altra creazione sbalorditiva realizzata da padre Bonfa, guarda caso anche lui allievo di Kircher . Nel sito in francese del liceo trovate descrizione e funzioni dettagliate.
Tornando a Trinità dei Monti, i visitatori curiosi noteranno che padre Maignan ha inserito tra le località di cui si poteva conoscere l'ora o altri dati astronomici, anche Ninive, Babilonia e le isole Strofadi (quelle delle orripilanti arpie descritte nell'Eneide).
Ci siamo incuriositi scoprendo che le Strofadi o Strivali (in greco) esistono ancora, essendo un gruppo di isolette (inclusa quella di Arpia) disabitate a 40 km da Zacinto; su you tube si trova un video intervista al solo monaco ortodosso che vive ancora sull'isola. Nel 1200 ca. in seguito al salvataggio, dopo un naufragio, Irena la figlia dell'imperatore di Nicea ottenne di costruirvi un monastero-fortezza ancora oggi visibile che con tutta probabilità ha avuto contatti nei secoli passati con i padri Minimi.



Continuando la visita scoprirete un sorprendente refettorio affrescato, usato in particolare il 28 dicembre del 1507 per riunire il Capitolo Generale dell'Ordine dei Minimi, subito dopo la morte di S.Francesco di Paola.
Esso contiene una delle opere meno descritte di Andrea Pozzo, considerato maestro incontrastato dell'architettura illusionistica, cioè di quella specialità artistica che gli esperti d'arte chiamano quadraturismo.
 
 Nozze di Cana di A.Pozzo
La particolarissima tecnica di fratel Pozzo che qui ha descritto le nozze di Cana consiste nell'utilizzo dei consueti artifici geometrici della prospettiva accelerata che obbligano l'osservatore ad abbracciare l'intera scena visivamente, obbligando l'occhio ad accettare una sola prospettiva ed un'unico punto di fuga che è quello deciso dalle corde tirate da Pozzo. Queste venivano illuminate durante la realizzazione dell'opera da un lumicino, necessario per tracciare l'ombra sulle pareti e creare così spazi ed altezze inesistenti, volte ardite e profondità accentuate, secondo i canoni da lui stesso teorizzati nell'opera "Perspectiva pictorum".



Le sorprese non sono finite: la visita continua infatti al primo piano nell'ala posteriore del convento dove troverete la " camera picta".
Si tratta di una stanza interamente affrescata nel 1766 dal pittore J.Charles Clerisseau e utilizzata  inizialmente come cella dal padre Minimo Le Seur. Se non fosse per la penombra, entrando nella stanza si coglierebbe ancor di più la sensazione di trovarsi proprio in mezzo ad antiche rovine romane, dove l'unico elemento vivace sembra essere un variopinto pappagallo che a dire della guida doveva indicare agli studiosi, che qui venivano alloggiati, che quello era luogo di studio non adatto pertanto a vani chiacchiericci.
In origine,  come si può osservare in alcuni dipinti originali di Clerisseau, conservati al Museo dell 'Ermitage (San Pietroburgo), la stanza del pappagallo detta anche "stanza delle rovine", conteneva altri elementi legati al tema delle antichità che tanto appassionavano il suo autore; al'interno della stanza c'erano infatti un tavolo realizzato da un frammento di cornicione, uno scrittoio a forma di sarcofago, dei capitelli che fungevano da sedili e persino un vaso spezzato che fungeva da cuccia per il cane.

Un ultimo suggerimento: non perdetevi lo splendido panorama che si gode dalla terrazza superiore del convento; siamo certi che concorderete allora con la scritta presente all'ingresso della biblioteca:
Non est in tota laetior urbe locus (Non v'è in tutta Roma un luogo più piacevole) .



Se intendete entrare nel convento occorre volerlo e quindi ho preparato l' immagine a lato che potrebbe aiutarvi a prenotare una visita, ma dovrete sforzarvi ad usare qualche " riflessione catottrica cilindrica", dopo averla stampata.
                                                    

Questi i link per chi volesse approfondire i tanti argomenti toccati con l'aiuto degli specialisti:
Il sito di Nicola Severino il maggior " sapiente italiano" di Gnomonica
Trovate utili informazioni di base sui quadranti solari in questo link 
Il sito sundials di Riccardo Anselmi, gnomonista e appassionato costruttore di meridiane solari
Un utile link per andare a caccia di meridiane murali a Roma
Un utile glossario per cercare i termini più difficili nel sito di Via lattea
Informazioni sulla meridiana più grande al mondo progettata da Cassini presso San Petronio a Bologna
Sito del Duomo di S.Maria del Fiore a Firenze che contiene lo gnomone più alto al mondo
Bibliografie e autori di Anamorfosi nelle pagine dell' architetto Toma
Volete pernottare nel convento di Trinità dei Monti? Scrivete in francese facendovi passare per pellegrini  al seguente indirizzo mail :maison.accueil.tdm@libero.it

Attendo commenti o aggiornamenti utili ( usate il guestbook).
autore:Rolando Profita

17/09/10

Test sugli alberi: preparatevi all'autunno nei boschi


Nella cornice a destra (cliccate per ingrandire e salvare l'immagine) sono raffigurati vari frutti, prodotti da differenti alberi che si trovano comunemente anche nei viali e giardini di molte città ma più facilmente raggiungendo le tante aree fuori città, sicuramente più ricche di vegetazione arborea.
Testate il vostro grado di conoscenza botanica cercando di ricordare quando e dove avete visto i quattro frutti  messi in sequenza nella foto e cercate di associarli ad altrettanti alberi.
Poichè l'autunno è alle porte e forse molti effettueranno gite tra i boschi e le tante faggete della regione, suggerisco di regalare o regalarsi un agile volumetto dal costo irrisorio dal titolo " Alberi" edito dala Vallardi. La sua lettura non farà male soprattutto a figli e nipoti.
Potrete usarlo anche durante le passeggiate in città o all'interno delle tante ville di Roma, ricche di numerose essenze arboree, ignorate spesso da grandi e piccoli, esperti in Facebook ma ormai incapaci di vedere e dare un nome al mondo vegetale che per nostra fortuna ancora ci circonda .

"Nomina si nescis, perit et cognitio rerum" 
         (Se non conosci i nomi, viene a mancare anche la conoscenza delle cose ).

Così si esprimeva il medico e naturalista svedese Carl von Linné , italianizzato in Linneo (1707-1778).
Ormai quasi caduto nell'oblio, è tuttavia considerato il padre della classificazione scientifica degli organismi viventi.

Buon divertimento

Usate, dopo aver salvato le immagini, questa tabella localizzata in google doc, per verificare le vostre risposte
Test quiz di botanica

Buon divertimento

26/08/10

Il blog Lazio segreto vi invita a scoprire il codice QR


Questo post è dedicato a quei i lettori sempre in cerca di novità e sorprese. Per Lazio segreto si tratta invece di un test per verificare come all'interno di un blog possano essere impiegate tecnologie innovative e software avanzati a costo zero ma con potenzialità sorprendenti. Innanzitutto se non avete mai sentito parlare e quindi non avete avuto occasione di provarlo, vi dirò che il codice QR è un codice a barre bidimensionale  a matrice, composto da moduli neri disposti all'interno di uno schema di forma quadrata. Viene impiegato per memorizzare informazioni generalmente destinate ad essere lette tramite un telefono cellulare o uno smartphone. Cliccando sul link sopra, leggerete descrizioni più dettagliate da Wikipedia.
Detto questo passiamo all'esperimento: utilizzando il vostro telefono dotato di una connessione internet, digitate l'indirizzo seguente: http://get.beetagg.com/
Si aprirà una pagina in inglese, dove scegliendo il modello del vostro cellulare, purchè dotato di videocamera, scaricherete in pochi minuti un programmino che vi consentirà di leggere i codici QR, oggi presenti anche su riviste, quotidiani e luoghi turistici.
La nostra idea, almeno per iniziare,  è di consentirvi di scaricare sul telefono un file " a sorpresa " allorquando punterete e fotograferete il simpatico codice QR che vedete sulla destra di questo post.
Vi troverete davanti a ... un bel posto poco noto...del Lazio.
Mi aspetto commenti e suggerimenti sull'esperimento, specie dagli esperti in materia.
Se tutto ha funzionato, vi invito a scrivermi nei commenti dove si trova quello che avete ricevuto sul vs telefono !
Sono disposto anche a " diffondere" la tecnica , in verità fatta di pochi clic del mouse, ma di molta ...creatività .
Quelli che già usano come browser Mozilla Firefox , possono aggiungere facilmente un componente aggiuntivo che crea automaticamente il codice QR
della pagina internet visitata.
Andate su Strumenti, poi cliccate su Componenti aggiuntivi e scegliete quindi Mobile Barcoder ; da quel momento il vostro quadratino apparirà in basso a destra quando ci passerete sopra con il mouse.
Fotografate il codice con il cellulare e se avete una linea wireless vedrete immediatamente la stessa pagina
che avevate al computer.

Per saperne di più eccovi alcuni link sull'argomento:
http://it.semapedia.org/
http://www.beetagg.com/
http://blog.codmmunity.com/
http://talesofthings.com/totem/totem_list/


autore: Rolando Profita



04/06/10

Il castello dei frattali a Priverno e altre meraviglie della matematica

Nel Lazio vi sono oltre un centinaio di castelli , alcuni ormai privatizzati o di difficile accesso. Restando a quelli  visitabili, ve ne sono di sconosciuti forse perchè non ubicati su strade note.
Quello che vedete a destra è un castello di origine cinquecentesca, non molto noto in verità anche se ubicato all'interno di un bel parco  nei pressi di un'antica cittadina e a poca distanza da una splendida abbazia gotico cistercense consacrata nel 1208.


Nelle pagine culturali del sito web della Regione Lazio è possibile reperire utili informazioni su tale monumento (cliccando su "attrattore fossanova") con la possibilità di scaricare anche diverse utili audioguide :
Nel castello si può leggere un enigma tratto dal papiro di Rhind risalente al 1900 a.C. (nella foto a dx) ma anche percorrere un itinerario suggestivo fatto di coniche e frattali, alla scoperta delle meraviglie matematiche frutto della creatività di Cantor, Godel, Mandelbrot o della celebre sequenza di Fibonacci.
Se vi interessano questi argomenti, con una semplice gita potrete raggiungere il Castello di San Martino ubicato nel comune di Priverno, a poca distanza dalla stazione ferroviaria di Fossanova peraltro non lontana dalla omonima abbazia.
In origine tale edificio era un Palazzo rinascimentale di proprietà del cardinale Tolomeo Gallio, segretario di Stato del pontefice Gregorio XIII. Il prelato avendo ricevuto in enfiteusi le terre dove si trova l'attuale Parco di San Martino, vi edificò la sua residenza di campagna.
In seguito l'edificio divenne un monastero gestito dai Camaldolesi e attualmente è di proprietà comunale.
Al suo interno già dal 1999 era stato creato, tra i primi in Italia, un museo denominato" Giardino di Archimede" che aveva visto la partecipazione di vari atenei italiani nella progettazione delle sale espositive.
Nel 2005 si è pensato di utilizzare i fondi del Cipe per aggiornare le sale ed adattarle alle tecnologie moderne.
Il percorso attuale si snoda tra postazioni informatiche, pannelli espositivi e postazioni interattive che consentono di toccare i temi più affascinanti della scienza dei numeri.
Si scoprono i fantastici mondi dei frattali di Mandelbrot, si viene trascinati in mondi a 2 e 4 dimensioni o si passa attraverso giochi di specchi in un mondo popolato da infinite rappresentazioni di " voi stessi".
Nella libreria del Museo si trovano alcuni libri di culto anche per non appassionati di materia numerica, come le monografie di Munari sul triangolo e sul cerchio.
Il parco che circonda il rosso castello, dotato di comodo parcheggio consente di godere dell'ombra di grandi lecci e di splendide sughere; si potrà consumare nelle numerose panchine e tavoli ombreggiati la propria colazione al sacco.
Se dopo aver visitato il museo vi soffermerete tra i cespugli del parco scoprirete che la matematica sta anche tra quelle umili erbacce, ma non sarebbe male se nei programmi futuri del museo si prendesse in considerazione la realizzazione di un giardino " matematico" coinvolgendo scuole e istituti nella scelta delle specie, a cominciare dagli esemplari di girasole, Heliantus annuus, dove i numeri di Fibonacci sono immediatamente visibili a chi ha appreso le lezioni all'interno del museo.
Chi non avesse pensato alle " vettovaglie" torni indietro verso la stazione di Fossanova; troverà a destra le indicazioni del ristorante Ada, una vera istituzione ben nota ai viandanti e agli esploratori novelli di queste terre .
Ps: se al museo vi hanno colpito le incredibili spirali dei frattali , una fermata istruttiva è d'obbligo dopo la galleria della stazione di Fossanova:.In una capannina a sinistra ammirerete, se siete fortunati, l' abile groviglio vegetale di Italo che con pazienza e senza fretta intreccia i rami di salice per ricavarne graziosi cestini utili alla raccolta di more, funghi e magari castagne, sorbe, giuggiole e gelsi.
Il Museo per la Matematica è sempre aperto nel week end ed è aperto anche in agosto (10-13: 16-20)
Ulteriori informazioni su tutti i musei dell'Area dei Monti Lepini possono essere trovate nel sito seguente:


Visualizzazione ingrandita della mappa






02/02/07

Blog-quiz a premi 1-2007:" Alla ricerca del Bezoar"


L'immagine che vedete rappresenta uno splendido esemplare di Bezoar.
Spero abbiate già fatto le vostre ricerche, come vi avevo suggerito, per farvi trovare pronti a risolvere il primo blog-quiz a premi del 2007. Ebbene, qualche elemento di aiuto potete trovarlo ingrandendo la foto, ma come sempre, quello che vi chiedo è di scoprire dove sia possibile vedere l'oggetto fotografato. Per aiutarvi posso solo dirvi che si trova a Roma in un museo e che in detto luogo potreste anche trovare un corno di Liocorno , una porta "magica",una manina metallizzata e tante altre insolite mirabilie dei secoli passati. PS: il premio consiste in una copia del volume"Lazio-I luoghi del mistero e dell'insolito" scritto da Cortiglia e Bellincioni per la Eremon edizioni. Il premio potrà essere ritirato presso la Libreria Archeologica a due passi dal Colosseo.Vinceranno i più rapidi e saranno privilegiati i più giovani(indicare l'età), che invieranno la soluzione al quesito: dove si trova lo strano oggetto della foto?. La soluzione va inviata dal Guestbook, entro venerdì 9 alle 13,00, indicando la vs mail, cliccando su "private" ed inserendo il codice numerico. Il vincitore riceverà mia mail per ritirare il premio. Coloro che non risiedono a Roma ovviamente riceveranno il libro al loro domicilio(indicarlo solo dopo aver ricevuto mia conferma della vincita).
Buon Divertimento !

RISPOSTA: la risposta al blog-quiz è "Museo Storico Nazionale di Arte Sanitaria" di Roma.
Nessuno ha inviato entro i termini previsti, la risposta esatta e quindi il primo blog-quiz rimane senza vincitori.
Tuttavia in un mio prossimo post vi parlerò del "bezoar" e di questo museo ubicato all'interno dell'Ospedale S.Spirito di Roma a due passi dal Vaticano.

03/11/06

La Catalpa va all'università

La catalpa all'interno dell'Università La Sapienza di Roma
Se dicessi che questo articolo tratta di catalpe, di indiani e dell'Università La Sapienza, a prima vista riuscirebbe difficile, anzi arduo, trovare un nesso logico tra queste entità.
Talvolta però, il caso riesce a costruire legami inconsueti tra elementi diversi, dando vita così a storie, come quella che ho avuto la fortuna di ascoltare e che adesso trasferisco a tutti voi.
Per coloro che ignorano cosa sia una catalpa, rammento che con questo termine si indica il nome di un albero della famiglia delle Bignoniacee, con grandi foglie a forma di cuore, fiori bianchi disposti a grappolo e frutti molto particolari, costituiti da lunghe capsule, brune in autunno, lunghe dai 15 ai 30 cm. Scavando un po' di più come si confà ai veri curiosi, come spero siano i miei lettori, si scopre che il termine catalpa, fa parte del vocabolario degli indiani d'America, oggi chiamati "nativi", per designare appunto questa pianta molto diffusa soprattutto nei territori di confine compresi tra il Nord e il Sud dello stato della Carolina .
Ad essere precisi, diremo che il nome della catalpa viene da "Catawba": nome di una delle tribù, che già nel XVII secolo era considerata tra le più potenti nelle vallate dell'Ohio, riuscendo i loro guerrieri, a tenere testa alle tribù degli Irochesi, Shawnesi, Delaweresi e ad altre minori. Oggi i discendenti vivono in un territorio di soli 3.2 km² nel sud della Carolina .
Torniamo adesso all'Università La Sapienza di Roma, dove circa venticinque anni fa, un seme leggerissimo e di consistenza cartacea, partito da chissà dove, prima sballottato sui cieli della capitale dalle vorticose e disordinate brezze cittadine e cullato poi dai venticelli primaverili, ha adocchiato uno spazio non cementato, proprio davanti al Dipartimento di Matematica, forse pensando durante l'atterraggio, che la presenza dell'istituto di Botanica a qualche centinaio di metri, lo avrebbe di sicuro aiutato, nella sua permanenza nell'antico e prestigioso ateneo della capitale e ne avrebbe sicuramente favorito la crescita e la cura .
Un brutto giorno, di qualche anno fa (non ho i dati certi) non si sa bene chi, diede l'ordine di eliminare questa "inutile" pianta, in quanto ritenuta d'intralcio all'ingresso degli studenti in facoltà. Ovviamente la notizia girò tra studenti e docenti, ancor prima che l'insano ordine fosse eseguito.Ma chi volete che si curi al giorno d'oggi, dell'eliminazione di una catalpa?
Il caso volle però, che allorquando gli addetti, incaricati del taglio, erano già pronti con seghe e camion, ad eseguire la triste sentenza, passasse di lì, per fortuna, un noto e stimato botanico .
Ovviamente il docente conosceva quella pianta ed in qualità di esperto, sentenziò senza appello, che quell'ordine non poteva e non doveva essere eseguito, essendo quell'albero, un esemplare raro di "Catalpa" e pertanto assolutamente da proteggere e non certo da abbattere: il seme quindi aveva visto giusto e forse è per questo motivo che alcuni rami della catalpa, sembrano protendersi verso l'Istituto di Botanica, forse per ringraziare quel luminare per il tempestivo intervento.Lo stimato botanico le ha assicurato una lunga vita, ed al tempo stesso anche la possibilità di continuare ad ascoltare a loro insaputa gli studenti, dissertare di Keplero, Leibniz, Newton ed Eulero e facendole dimenticare, forse, quelle verdi valli della Carolina, dove i suoi progenitori erano nati e cresciuti, avendo su di essi lo sguardo fiero degli indiani Catawba.(se guardate al centro della foto, nel fogliame ne potete individuare uno....con un po' di fantasia).
La storia potrebbe finire qui, come si suol dire....a lieto fine; se invece volete farvi del male e perdere tutta la poesia del racconto e ritornare alla cruda realtà, provate a digitare "catalpa" all'interno del sito di e-bay, e d'un colpo cancellerete, questa piccola storia........ma non dite poi che non vi avevo avvertito !

18/10/06

Nel Lazio in cerca di cascate


Partiamo con qualche definizione: la cascata si forma quando un corso d'acqua è obbligato a superare un' improvvisa pendenza dovuta ad una brusca interruzione dell'alveo.
La cataratta si ha invece quando accanto ad una significativa pendenza dell'alveo, si creano anche una serie di salti alternati del corso d'acqua.
Infine si ha una rapida, quando il ripetersi delle variazioni di pendenza, crea una forte accelerazione dello scorrimento delle acque.

Torniamo alle nostre esplorazioni, che come avrete capito avranno come comune denominatore l'acqua.
Per chi ama i numeri, diremo subito che la cascata più spettacolare del Lazio, con un salto di oltre 100 metri si trova a Tivoli, dove tuttavia, molti si limitano alla visita della splendida Villa D'Este ma tralasciano di ammirare lo spettacolare salto offerto dalle acque del fiume Aniene .Va ricordato che tale meraviglia non è naturale, visto che è stata creata a Tivoli già dal 1835 per volontà di papa Gregorio XVI, quando dopo l’ennesimo straripamento dell’Aniene, venne deciso di irregimentare il fiume. con la realizzazione di due gallerie parallele lunghe 280 metri .
Il progetto dovuto all'ing. Clemente Folchi, prevedeva il traforo del Monte Catillo e la deviazione del corso del fiume allo scopo di  preservare così il centro abitato.
Il progetto prevedeva anche la costruzione di un giardino naturale dominato dai templi dell’antica Tibur. Non stupisce quindi che il paesaggio ottenuto con l'artificio, ma adattando sapientemente le risorse naturali esistenti ovvero folti boschi, pareti scoscese, grotte e acque copiose, fece accorrere per tutto l’Ottocento a Villa Gregoriana, nobili, sovrani, viaggiatori, poeti e pittori, incantati dalla particolarità e dal fascino del luogo.

Dal 2002 la villa è affidata al FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano) che ne gestisce le visite e le attività di manutenzione. In questo link trovate info aggiornate su orari e costi.

Di notevole suggestione è la Grande Cascata, con l'irruenza della massa d'acqua, che precipita con un salto che supera i 100 metri; se siete curiosi però, potrete osservare la cascata nella sua interezza ma da maggiore distanza, insieme ai 2 laghetti azzurri sottostanti, spostandovi in auto dalla parte opposta di Tivoli, all'altezza del Santuario di Maria SS. di Quintiliolo, nella via omonima . Altre cascate sono comunque visibili all'interno della villa(occorre almeno un'ora e 30 per percorrere il sentiero predisposto, effettuando tuttavia delle pause per apprezzare la bellezza del paesaggio , che conserva tutto il suo fascino "ottocentesco".

Il secondo itinerario è per i meno pigri , visto che toccherà raggiungere la località di Comunacque, che si trova a metà strada tra Jenne e Trevi, raggiungibile passando per Subiaco, e quindi se venite da Roma, percorrendo la Roma-l’Aquila e uscendo poi al casello di Vicovaro-Mandela.

Ovviamente nel percorso potrete approfittarne per fare una sosta presso l'abbazia di S.Scolastica e al Sacro Speco, luoghi adatti al silenzio e alla spiritualità, essendo stati culla dell'ordine Benedettino e del monachesimo occidentale.
Giunti sul ponte di Comunacque, dove nella bella stagione funziona anche un ristorante, potrete decidere se imboccare prima la stradina a sinistra, poco prima del ponte, giungendo da Jenne, per raggiungere in pochi minuti la splendida cascata; potrete anche visitare con l'ausilio di qualche circolo speleologico locale, anche le Grotte dell'Inferniglio o ancora scendere per un viottolo verso il fiume, immergendovi in uno spettacolare insieme di acqua e di vegetazione che vi ricorderà Pier delle Vigne o certe incisioni del Doré.
In ogni caso effettuerete molti scatti con la vostra macchina fotografica quindi non dimenticate pile e memorie e una protezione adeguata (l'umidità è particolarmente elevata e pericolosa quindi per le fotocamere compatte ).

Un altro luogo avente come comune denominatore l'acqua, si trova nel parco della Valle del Treja, nei pressi del comune di Mazzano Romano, facilmente raggiungibile da Roma con la SS 2 Cassia e proseguendo poi in direzione di Mazzano ; utilizzando la Flaminia arriverete invece fino a Rignano Romano dove si devierà poi per Faleria e quindi Calcata.

Qualche Km prima di Mazzano troverete la segnaletica per le Cascate di Monte Gelato, un bell'insieme di cascate, certo non alte come a Tivoli, ma molto estese in larghezza e immerse in un ambiente particolarmente suggestivo, che unito alla estrema facilità di osservazione, ne fa una meta privilegiata per famiglie con bambini, anziani e diversamente abili
Naturalmente questo vuol dire che, per godersi il luogo occorre evitare di andarci nel fine settimana, quando molti romani sciamano, finché è bel tempo, nell'area del parco .
Un altro luogo, dove ammirare una cascata è nella cittadina di Nepi, sempre nella valle del Treja, meta che potrà così essere aggiunta al precedente itinerario. Entrando nel centro storico, potrete ammirare non solo la cascata, ma anche la torre, dove visse parte della sua sfortunata e breve esistenza, la celebre Lucrezia Borgia .
Solo per completezza, ricordo che in località Capofiume, nel comune di Collepardo(Fr), passando per il Ponte dei Santi, potrete ammirare altre cascate.(meglio visitarle in estate, in quanto l'itinerario non è molto agevole ed occorre attenzione per guadare il torrente, alquanto impetuoso in inverno.

10/10/06

Meraviglie volanti a Vigna di Valle sulle rive del lago di Bracciano( Rm)


Una gita veramente insolita ed appassionante ( a costo quasi zero), è quella che suggerisco a tutti coloro che non hanno mai visitato il Museo storico dell'Aeronautica, inaugurato nel 1977. Esso si estende su una superficie di oltre 12.000 mq , in località Vigna di Valle,  affacciata sul lago di Bracciano, a nord di Roma.

Il museo può essere facilmente raggiunto da Roma, percorrendo la Cassia per poi deviare sulla Braccianese all’altezza della Storta ; un’altra possibilità è quella di deviare sulla Braccianese –Claudia e poi uscire a Osteria nuova ; se venite da sud , suggeriamo di utilizzare la via Aurelia deviando all’altezza di Cerveteri e quindi giunti sulla Braccianese-Claudia, occorre tornare indietro fino a Vigna di Valle (in caso di dubbi usate google map).
Il museo in questione era in passato un idroscalo , e fu proprio da qui che si sollevò nel lontano 1908 , l'ormai mitico N I , primo dirigibile militare italiano e dove si sperimentarono in Italia i primi idrovolanti .
I motivi per visitare questo particolare museo sono tanti , ma vi dovrebbe già incuriosire il fatto che questo di Vigna di Valle è tra i musei aeronautici più grandi d’Europa .
La visita si svolge nei 4 grandi hangar-padiglioni, dove si possono ammirare i pezzi gloriosi della nostra Aeronautica (oltre 70 velivoli) , ripercorrendo al tempo stesso la storia del volo , dal 1905 ai giorni nostri , insieme ai suoi più arditi protagonisti , noti come Baracca e meno noti come Ruffo di Calabria Fulco da Napoli , la cui biografia corredata da foto, potrà essere letta nel sito: http://www.aspeterpan.com/book1/RuffodiCalabria.htm
Si torna indietro nella storia , mentre si ammirano gli storici cimeli , come quello del pallone aerostatico , che partito da Parigi il 16 dicembre del 1804 (giorno del matrimonio di Napoleone ) giunse dopo 22 ore di volo sul lago di Bracciano . Il Vaticano ha donato questo reperto al museo ,solo di recente .
Una particolare attenzione è stata data alla figura del gen.Umberto Nobile e alle intrepide spedizioni polari , di cui il museo conserva in un apposito centro di documentazione, una mole di materiale ricchissima , che spazia dai cimeli personali di Nobile , alle pubblicazioni d’epoca , per finire con una interessante raccolta fotografica . Molto belli i poster d’epoca sulle trasvolate tra Chicago , New York e Roma ; molte le curiosità nascoste nelle bacheche , come gli inviti ai balli in onore dei trasvolatori giunti in terra americana , ai quali venivano offerte ben 100 "beautiful society dance hostess" !! .

I più giovani , saranno sicuramente più interessati nel vedere il famoso Barone Rosso ed altri leggerissimi idrovolanti , ma una volta tanto e diversamente da altri musei, potranno fotografare tutti i velivoli presenti all’interno dei padiglioni ; è invece vietato fare foto o riprese , all’esterno del museo , quindi se vi interessa il lago di Bracciano, meglio spostarsi verso il paese, per visitare il castello Odescalchi http://www.odescalchi.it considerato come una delle più belle dimore feudali d'Italia .

Se invece preferite rimanere all'aperto e vi interessano di più i soggetti volanti come gufi reali , falchi , avvoltoi ed aquile , potrete assistere nelle vicinanze del lago, alle evoluzioni di questi rapaci , ammirandoli da molto , molto vicino , presso il Centro Rapaci , sito a Trevignano , sul lato nord del lago , dove sia la mattina che il pomeriggio si tengono i corsi di “ volo con snack “ , a cui potrete assistere allo stesso costo di una serata al cinema .Se poi vorreste diventare falconieri, sappiate che esiste anche un corso multimediale per cimentarsi http://www.falconeria.org Comunque buon divertimento e non dimenticate la macchina fotografica .