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07/06/11

Corchiano: alla scoperta di tagliate e necropoli falische, tra forre e cascate nascoste


Corchiano è un piccolo comune della Tuscia viterbese, che certamente non rientra tra le mete usuali degli escursionisti ma che riserva molte sorprese soprattutto a chi è dotato  della dote fondamentale per un viaggiatore: la curiosità.

A dispetto della scarsa notorietà turistica che condivide con altre località del viterbese, tale comune è invece ben noto agli addetti del settore eco- ambientale per aver conseguito nel 2010 l'ambito premio di "Comune a 5 stelle". Tale riconoscimento bandito ogni anno dall'Associazione dei Comuni Virtuosi è stato ottenuto per le sue buone pratiche in tema di gestione del territorio, impronta ecologica , gestione e riciclo dei rifiuti, mobilità sostenibile e stili di vita.
Cercando meglio si scopre che a Corchiano su una popolazione di 3838 abitanti ben 538 sono stranieri e che il tasso di natalità è all' 8,4 % .Certo il reddito pro-capite non supera gli 8000 euro annui ma ci colpisce un trafiletto del maestro Nicola Piovani che su un quotidiano, in poche parole aveva descritto " l'orgogliosa normalità" dei cittadini di Corchiano che lui frequenta da anni, i quali dimostrano a suo dire che " è possibile vivere secondo un modello comunitario non rassegnato, amministrare in modo trasparente e creativo, tentando di costruire una civiltà solidale".

Decidiamo allora di raggiungere Corchiano  per conoscere questa oasi idilliaca inclusi i monumenti naturali presenti nel suo territorio. Dopo aver appurato che sono gestiti dal WWF, contattiamo le guide locali e intorno alle 10 del mattino di una domenica dal tempo incerto parcheggiamo proprio davanti alla " Bottega delle buone pratiche" nel comune tra i più virtuosi d'Italia..
Si scopre che qui i cittadini riciclano l'85 % dei loro rifiuti, bevono l'acqua prelevata da un erogatore che si trova nella piazza del paese che ha di fatto eliminato circa 4000 bottiglie di plastica e ancora che l'olio per le fritture casalinghe viene raccolto e impiegato dopo il trattamento previsto, per produrre biocarburante usato per alimentare lo scuolabus.
I vigili svolgono le loro attività utilizzando biciclette e il corpo di polizia incaricato di sorvegliare i parchi, ha fatto un corso di equitazione e si muove nella bella stagione solo a cavallo.
La sede del Comune utilizza energia ricavata da pannelli fotovoltaici , vi è poi una Banca del racconto e una Banca dei semi. Anche i più giovani non stanno con le mani in mano e quindi hanno formato una mini giunta che come gli altri consiglieri fa di tutto per accaparrarsi il maggior numero di verbali di ecobonus per comportamenti virtuosi, rilasciati dagli attenti vigili che viceversa sanzionano chi abbandona i rifiuti in luoghi impropri.
Tuttavia il motivo che ci ha spinto a Corchiano è rappresentato dal Monumento Naturale delle Forre che rappresenta insieme all'Oasi di Pian Sant'Angelo una buona ragione per raggiungere questo comune.
La scoperta delle Forre è resa più interessante dalle guide locali del WWF che ci accompagnano alla scoperta di questo particolare ecosistema che un progetto regionale sta cercando di salvaguardare , valorizzandone tutti i suoi aspetti , sia ambientali che eco- turistici.
L'itinerario non presenta punti di particolare difficoltà e inizia con una straordinaria tagliata di origine falisca le cui pareti raggiungono la straordinaria altezza di dieci metri
Tra queste pareti di tufo vulcanico, interrotte da tombe e cavità, oggi adottate dai cittadini corchianesi, la temperatura scende repentinamente man mano che il sentiero scende con un rapido dislivello verso la forra e che fa apparire poco dopo le vivaci acque del Rio Frezza.

Giunti in prossimità delle cascatelle sicuramente più copiose nei mesi invernali, si possono abbracciare con lo sguardo, rivolgendosi all'indietro,  le numerose grotte e ripari scavati lungo il costone di tufo. Sono stati costruiti dai Falisci ma sono state utilizzate in tempi più recenti per realizzare un suggestivo e originale Presepe vivente che richiama ogni anno numerosi turisti e fedeli, anche al di fuori del circondario.

La passeggiata prosegue e ci si ritrova su un bel ponte romano in tufo che consente di scavalcare le acque del Frezza per imboccare un'altra tagliata dove si scopre lungo la parete, prima un cunicolo ellissoidale per la deviazione delle acque e poi una  incisione in caratteri falisci molto simili agli etruschi, forse la firma del costruttore di tale strada antica o forse il nome del proprietario di questi territori : Larth Vel Arnies.
I più curiosi potranno andare a ricercare in qualche biblioteca i resoconti fatti da George Dennis e  D. Lawrence( Luoghi etruschi); entrambi visitarono questi luoghi che oggi come nell'800  continuano ancora a sorprendere per la loro arcaica naturalità.
Nel frattempo Barbara e Alessandro, le nostre guide, attraggono la nostra attenzione prima su un lunghissimo aculeo bicolore di istrice di quasi 25 cm, poi su alcune false  foglie coriacee di pungitopo (fillocladi) che sono in realtà rami adattati a svolgere la funzione clorofilliana; un'altra pausa è d'obbligo davanti ad una  pianta strisciante dalle foglie appiccicosissime; si tratta della Robbia selvatica che i botanici chiamano " Rubia peregrina" a causa dei minuscoli uncini di cui sono dotate le sue foglie che le consentono di attaccarsi con facilità agli abiti, agli animali e...anche alla pelle umana.
Un'altra pianta della stessa specie - la Rubia tinctoria - veniva usata un tempo per ottenere un colorante rosso chiamato Alizarina con cui si tingevano le fibre naturali prima dell'avvento dei coloranti chimici; come pigmento lo usavano i pittori e ne è attestato l'uso come inchiostro in un certificato di matrimonio siglato dall'Imperatrice bizantina Teofano nata intorno al 955.
Abbiamo scoperto che dall'Africa all'India questa piantina viene usata per curare vari malanni e soprattutto come diuretico, per facilitare nei casi di ostruzione urinaria l'espulsione dei calcoli e ancora come cicatrizzante e miorilassante. 
Augusto un esperto di questi luoghi che si è unito al gruppo odierno, ci rivela che un tempo nel fiume Frezza si trovavano cavedani e lamprede, ma il colore e l'odore delle acque oggi ci dicono che la situazione attuale è assai diversa da quella descritta da Plinio il Vecchio ( Historia Nat. 2,230) dove veniva ricordato che i buoi provenienti da Falerii (attuale Civita Castellana) avevano un pelo straordinariamente candido per merito delle proprietà delle acque della zona.
Lungo l'itinerario numerosi sono i segnali lasciati dagli abitanti delle forre: qui i resti di un uovo forse mangiato da una martora, poi alcune penne di gallina il cui taglio netto ci offre indizi sul mammifero che ha pasteggiato qualche tempo prima. Lungo il sentiero un mucchietto di terriccio fresco indica il passaggio di un riccio non lontano da due tane ubicate poco più avanti. Nel frattempo si scoprono felci gocciolanti di umidità e qua e là curiose galle rosse vellutate (Tetraneura coerulescens) prodotte da afidi su foglie di olmo e ontano e aguzzando la vista notiamo sul terreno bacche di corniolo tra le nocciole raggruppate da qualche scoiattolo per farne scorta nella sua tana.
Un airone sorvola il cielo mentre osserviano l'alta rupe prospiciente il ruscello dove una lunga macchia nera evidenzia una recente frana che ha fatto staccare una grossa porzione di tufo inclusi gli alberi ad essa attaccati le cui fronde affondano ora nelle acque del ruscello.
Il luogo quando saranno completati i lavori (novembre 2011) sarà certamente più godibile e speriamo che i comuni più a monte di Corchiano provvedano a depurare le acque del Frezza abitate a quanto sembra solo da qualche rana e dai suoi combattivi girini.
Le guide del WWF potranno anche accompagnarvi nell'Oasi di Pian Sant'Angelo a fotografare farfalle, e orchidee o alla scoperta della fauna notturna ( gufi, pipistrelli e lucciole) magari facendovi percorrere un bel tratto dell'antica via Amerina che trae il nome da Ameria ( attuale Amelia ) e che attraversava Falerii Novi costruita dai romani: scoprirete lungo la strada antichi acquedotti, ponti e necropoli con tombe a camera ma soprattutto un paesaggio che vi farà tornare al  II secolo a.C. .
Se vi avanza del tempo dedicatelo a scoprire anche il territorio circostante: a Gallese ad esempio: ci sono vari castelli, un palazzo ducale, una bella basilica e un arditissimo ponte.
Se non sapete nulla degli antichi Falisci, dirigetevi invece a Civita Castellana, non perdetevi la bella cattedrale cosmatesca e poi senza timori entrate nella cinquecentesca Rocca Sangallo: all'interno scoprirete il Museo dedicato alla civiltà falisca con bei reperti trovati nel circondario che vi faranno capire qualcosa di più sull'arte e la vita di questo popolo che per le sue scarse doti di belligeranza venne travolto dalla potenza romana che mal sopportava le astuzie e i finti patteggiamenti dei Falisci.
I Romani ne distrussero infatti le città come quella di Fescennium identificata proprio con l'attuale Corchiano e la più nota Falerii Veteres, mentre il sito di Falerii Novi costruita dai Romani, merita sicuramente una visita magari percorrendo l'antica via Amerina (vedi itinerario nel link in basso ).

Buona scoperta !
autore: Rolando Profita

Trovate ulteriori informazioni per organizzare la vostra visita nei seguenti link :

http://wwf.it/client/render_oasi.aspx?content=0&root=5313

http://www.parcodelleforrecorchiano.it

http://www.comune.corchiano.vt.it/

http://www.viaamerina.eu/interna.asp?idCs=0&idIt=8&xf=0
http://www.facebook.com/group.php?gid=168586919610

Se non sapete nulla dei Falisci, la biblioteca di Civita castellana ha messo on line vari testi utili per esplorare il territorio ma anche interpretarne segni ed antiche tracce; cliccando in questo link potete leggere testi antichi e moderni sull'argomento:
http://archiviofotobibliotecaminio.blogspot.com/2010/12/blog-post.html
Suggerisco l'acquisto e la lettura dell'agile volumetto (lo trovate a Corchiano presso la sede del WWF) dal titolo Tuscia Verde, dove troverete molte informazioni per visitare  altre  aree protette ma poco pubblicizzate, presenti nel territorio della Tuscia viterbese.


17/10/09

Anteprima sui prossimi itinerari alla scoperta del territorio di Bomarzo

A breve vi porterò alla scoperta di alcuni dei numerosi luoghi naturali e nascosti nei pressi di Bomarzo (Vt).

Con l'aiuto di you tube vi offro in anteprima il video amatoriale (!) girato con un cellulare presso il Fosso Castello (o fosso del Rio) che forma delle pittoresche cascate facilmente raggiungibili dalla statale Ortana nei pressi di Chia, frazione di Soriano nel Cimino nel viterbese. Il luogo fece colpo su Pasolini che qui girò alcune scene del Vangelo secondo Matteo. Su you tube potrete rivedere alcuni spezzoni del film, ostracizzato dalle reti televisive e che come ricorderete non è interpretato da attori professionisti.

18/10/06

Nel Lazio in cerca di cascate


Partiamo con qualche definizione: la cascata si forma quando un corso d'acqua è obbligato a superare un' improvvisa pendenza dovuta ad una brusca interruzione dell'alveo.
La cataratta si ha invece quando accanto ad una significativa pendenza dell'alveo, si creano anche una serie di salti alternati del corso d'acqua.
Infine si ha una rapida, quando il ripetersi delle variazioni di pendenza, crea una forte accelerazione dello scorrimento delle acque.

Torniamo alle nostre esplorazioni, che come avrete capito avranno come comune denominatore l'acqua.
Per chi ama i numeri, diremo subito che la cascata più spettacolare del Lazio, con un salto di oltre 100 metri si trova a Tivoli, dove tuttavia, molti si limitano alla visita della splendida Villa D'Este ma tralasciano di ammirare lo spettacolare salto offerto dalle acque del fiume Aniene .Va ricordato che tale meraviglia non è naturale, visto che è stata creata a Tivoli già dal 1835 per volontà di papa Gregorio XVI, quando dopo l’ennesimo straripamento dell’Aniene, venne deciso di irregimentare il fiume. con la realizzazione di due gallerie parallele lunghe 280 metri .
Il progetto dovuto all'ing. Clemente Folchi, prevedeva il traforo del Monte Catillo e la deviazione del corso del fiume allo scopo di  preservare così il centro abitato.
Il progetto prevedeva anche la costruzione di un giardino naturale dominato dai templi dell’antica Tibur. Non stupisce quindi che il paesaggio ottenuto con l'artificio, ma adattando sapientemente le risorse naturali esistenti ovvero folti boschi, pareti scoscese, grotte e acque copiose, fece accorrere per tutto l’Ottocento a Villa Gregoriana, nobili, sovrani, viaggiatori, poeti e pittori, incantati dalla particolarità e dal fascino del luogo.

Dal 2002 la villa è affidata al FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano) che ne gestisce le visite e le attività di manutenzione. In questo link trovate info aggiornate su orari e costi.

Di notevole suggestione è la Grande Cascata, con l'irruenza della massa d'acqua, che precipita con un salto che supera i 100 metri; se siete curiosi però, potrete osservare la cascata nella sua interezza ma da maggiore distanza, insieme ai 2 laghetti azzurri sottostanti, spostandovi in auto dalla parte opposta di Tivoli, all'altezza del Santuario di Maria SS. di Quintiliolo, nella via omonima . Altre cascate sono comunque visibili all'interno della villa(occorre almeno un'ora e 30 per percorrere il sentiero predisposto, effettuando tuttavia delle pause per apprezzare la bellezza del paesaggio , che conserva tutto il suo fascino "ottocentesco".

Il secondo itinerario è per i meno pigri , visto che toccherà raggiungere la località di Comunacque, che si trova a metà strada tra Jenne e Trevi, raggiungibile passando per Subiaco, e quindi se venite da Roma, percorrendo la Roma-l’Aquila e uscendo poi al casello di Vicovaro-Mandela.

Ovviamente nel percorso potrete approfittarne per fare una sosta presso l'abbazia di S.Scolastica e al Sacro Speco, luoghi adatti al silenzio e alla spiritualità, essendo stati culla dell'ordine Benedettino e del monachesimo occidentale.
Giunti sul ponte di Comunacque, dove nella bella stagione funziona anche un ristorante, potrete decidere se imboccare prima la stradina a sinistra, poco prima del ponte, giungendo da Jenne, per raggiungere in pochi minuti la splendida cascata; potrete anche visitare con l'ausilio di qualche circolo speleologico locale, anche le Grotte dell'Inferniglio o ancora scendere per un viottolo verso il fiume, immergendovi in uno spettacolare insieme di acqua e di vegetazione che vi ricorderà Pier delle Vigne o certe incisioni del Doré.
In ogni caso effettuerete molti scatti con la vostra macchina fotografica quindi non dimenticate pile e memorie e una protezione adeguata (l'umidità è particolarmente elevata e pericolosa quindi per le fotocamere compatte ).

Un altro luogo avente come comune denominatore l'acqua, si trova nel parco della Valle del Treja, nei pressi del comune di Mazzano Romano, facilmente raggiungibile da Roma con la SS 2 Cassia e proseguendo poi in direzione di Mazzano ; utilizzando la Flaminia arriverete invece fino a Rignano Romano dove si devierà poi per Faleria e quindi Calcata.

Qualche Km prima di Mazzano troverete la segnaletica per le Cascate di Monte Gelato, un bell'insieme di cascate, certo non alte come a Tivoli, ma molto estese in larghezza e immerse in un ambiente particolarmente suggestivo, che unito alla estrema facilità di osservazione, ne fa una meta privilegiata per famiglie con bambini, anziani e diversamente abili
Naturalmente questo vuol dire che, per godersi il luogo occorre evitare di andarci nel fine settimana, quando molti romani sciamano, finché è bel tempo, nell'area del parco .
Un altro luogo, dove ammirare una cascata è nella cittadina di Nepi, sempre nella valle del Treja, meta che potrà così essere aggiunta al precedente itinerario. Entrando nel centro storico, potrete ammirare non solo la cascata, ma anche la torre, dove visse parte della sua sfortunata e breve esistenza, la celebre Lucrezia Borgia .
Solo per completezza, ricordo che in località Capofiume, nel comune di Collepardo(Fr), passando per il Ponte dei Santi, potrete ammirare altre cascate.(meglio visitarle in estate, in quanto l'itinerario non è molto agevole ed occorre attenzione per guadare il torrente, alquanto impetuoso in inverno.