02/12/11

A caccia dei colori d'autunno e di un giardino con 400 aceri che danno spettacolo.


Da qualche anno si è risvegliato anche in Italia e ovviamente anche nel Lazio, quel particolare interesse verso siti e località extraurbane che consentono di apprezzare un fenomeno naturale che negli Usa chiamano con termine francese " Foliage".
Con tale termine si indica quel processo naturale che attraverso meccanismi non del tutto chiariti fa virare all'arrivo dell'autunno e dei primi freddi, il colore delle foglie di determinate specie arboree.
Le foglie infatti perdono la clorofilla e il colore verde ma assumono per merito di vari pigmenti costituiti in gran parte di carotenoidi, antocianine e flavoni quella colorazione giallo-arancio e rossa tanto ricercata dagli appassionati e dai sempre più numerosi fotografi naturalisti.
Lo spettacolo diventa particolarmente suggestivo in quelle aree dove si trovano in maggior numero, alberi e arbusti di specie particolarmente "predisposte" dalla natura a queste variazioni di colore.
Chi ha visitato la regione del New England negli Stati Uniti ha potuto apprezzare non solo gli splendidi paesaggi autunnali ma anche la stupefacente organizzazione americana che è riuscita a creare ulteriori occasioni di business turistico anche in un periodo solitamente di scarso appeal come l'autunno.
A titolo di esempio vi basterà dare un'occhiata al sito del Vermont dedicato al foliage per capire come vengano seguiti gli appassionati, offrendo loro anche le previsioni dettagliate sulle variazioni cromatiche delle aree in cui esse avvengono per tutto il periodo compreso tra fine ottobre e novembre.
A latitudini opposte troviamo le abitudini tradizionali giapponesi che oltre ad una quasi genetica passione per i ciliegi e per la loro fioritura, hanno anche un altro periodo denominato "momijigari".che consiste proprio nelle passeggiate d' autunno fuori città, nei boschi e sulle montagne prossime alle città, per osservare da vicino i bei cromatismi autunnali soprattutto là dove più numerosi si trovano gli esemplari di Acer Japonicum che i giapponesi chiamano momiji. Questa abitudine sembra venire dall'antichità allorquando i nobili giapponesi si recavamo nei giardini ancora oggi particolarmente suggestivi e seduti sotto un acero dalle foglie rosso brillante suonavano, cantavano e recitavano poesie d'amore forse ispirati dal colore acceso degli aceri le cui tinte ben si addicevano alla passione amorosa.
Sono numerosi i luoghi del Lazio dove è possibile apprezzare il fenomeno del foliage, in particolare se si è disposti a spostarsi nelle aree della regione più ricche di aceri,frassini,ontani,faggi, carpini e ornielli.
I giorni ancora disponibili sono molto pochi e il meteo non è incoraggiante fino a domenica 4 novembre.
Se avete giorni disponibili vi suggerisco di raggiungere due luoghi particolarmente suggestivi: la selva di Malano nei pressi di Bomarzo o il parco Marturanum a Barbarano Romano; anche se saranno cadute gran parte delle foglie, il paesaggio sarà ugualmente suggestivo.Merita una visita anche il borgo di Fogliano e l'area del Lago di Paola in particolare se intendete fare birdwatching.
Tuttavia se non disponete nè di tempo nè di mezzi, potete ripiegare sulle tante ville di Roma : anche da lì passa il pennello dell 'autunno.
Poichè ci piace tracciare nuovi itinerari, noi abbiamo deciso invece di raccontarvi del giardino di aceri di Alessandro Biagioli che in un solo ettaro di terreno nel comune di Fara Sabina è riuscito giorno dopo giorno a piantarne quasi 400 a partire dal primo acero piantato nel lontano 1998.
L' avvio gli è stato dato dai fumetti di Walt Disney e in particolare dalle storie di Paperino e dalla prparazione delle frittelle  allo sciroppo d'acero. Per chi volesse rivedere uno dei cartoni animati risalenti al 1948, clicchi su questo link.
Dopo aver piantato quel primo acero, Alessandro, Alex per gli amici, ha cercato, si è informato, ha fatto dei corsi anche all'estero e ha continuato ad acquistare altri aceri di specie diverse e di nuove cultivar ottenute da orticoltori specializzati. Pochi sono comunque gli esemplari trovati in Italia. Mi conferma la difficoltà di far arrivare dagli Stati Uniti piante con radici a causa dell'obbligo della quarantena.
Naturalmente internet è stato di aiuto alla sua passione e per lui è stata determinante l'assistenza ricevuta dall ' UBC botanical garden attraverso il forum dedicato agli associati.
Il suo entusiasmo è cresciuto negli anni insieme al numero dei suoi aceri e lo ha spinto ad incontrare altri acerofili sparsi per il mondo uniti sotto l'egida della Maple Society canadese.
Mentre visitiamo il suo giardino soffermandoci sugli esemplari più vistosi e dai nomi molto più lunghi e complessi del nostrano Acero campestre, ci viene in mente un piccolo libro di Jean Jono: L'uomo che piantava alberi, regalatelo per Natale a figli e nipoti, vale più di tante lezioni su l'ecologia e l'ambiente.
I colori degli aceri di Alex sono entusiasmanti e solo le samare color porpora e violetto meriterebbero una maggiore contemplazione. La luce è ideale nel primo pomeriggio e i raggi del sole sembrano accendere ancor di più le chiome degli alberi più grandi.Ma le sorprese non mancano quando scopriamo anche una varietà rara di Gynko biloba le cui foglie inconfondibili sono di uno stupendo giallo oro che ci lascia stupefatti, quasi quanto il fiore di un alberello di origine messicana che ha un seme iridescente nelle tonalità che vanno dal blu al rosa.
Precisiamo che Alex svolge altre attività non connesse con la sua passione per gli aceri. Il giardino è parte integrante della casa dove vive con la  famiglia, pertanto solo in determinate occasioni consente l'accesso e la visita al suo arboreto. Chi fosse interessato potrà seguire sul blog dell'Associazione Adea le prossime visite organizzate previste per maggio 2012.
Poichè un' immagine vale più di mille parole, inseriamo uno slideshow con una selezione ridotta di foto scattate durante la nostra visita ad Alex e al suo giardino, sperando che anche a voi nasca la acerofilia.
Felice Inverno !






18/11/11

Riscopriamo il Tevere: il "Fiume sacro ai destini di Roma".

Le recenti vicende relative all'esondazione dei numerosi corsi d'acqua in Liguria hanno posto all'attenzione degli italiani l'esistenza di un sistema fluviale capace di creare in tutto il territorio, in tempi brevissimi, danni ingenti e vittime ignare del pericolo e impreparate di fronte a tali eventi.
Questa considerazione ci ha spinto a scrivere questo articolo al fine di invitare i nostri lettori a riconsiderare i fiumi come erano considerati nell'antichità: beni preziosi ed elementi essenziali nella nostra esistenza. Invito allora tutti i lettori a dedicare una porzione del loro tempo libero al fiume Tevere, che se non è il corso d'acqua più lungo d'Italia è comunque quello che per ragioni storiche è il più noto e citato dagli autori antichi: Rumon lo chiamavano gli etruschi e questa denominazione passò con molta probabilità anche alla città di Roma e alla gens Romulea che l'abitava e al suo mitico fondatore Romolo. 


Se vi trovate a Roma cercate di lasciare l'auto e le strade asfaltate e scendete verso il basso per raggiungere le acque di quello che in una stele marmorea posta negli anni 30 nei pressi della sorgente alle pendici del Monte Fumaiolo, viene denominato:"Fiume sacro ai destini di Roma ". Potrete esplorarne il corso usando la bici, visto che in molti punti della città sono stati realizzati piacevoli itinerari ciclabili proprio a livello del Tevere. Siamo tuttavia convinti che passeggiando a piedi e senza fretta a livello del fiume rimarrete stupiti nel vedere Roma da questo diverso punto di osservazione, assai inusuale per chi usa quotidianamente auto e mezzi pubblici per spostarsi lungo le arterie della Città eterna.

Noi come è nostra abitudine abbiamo fatto un test anche per voi e ci siamo così entusiasmati che ci è venuta voglia di ripetere al più presto l'esperimento magari spostandoci lungo l'itinerario disegnato dal fiume. Abbiamo guadagnato le sponde del Tevere dalla parti del cosiddetto Porto Fluviale, approfittando di una scala metallica facilmente raggiungibile dopo aver parcheggiato nel pressi della Città del Gusto. Per chi non abita in zona è possibile utilizzare la fermata della metro Marconi e poi si potrà, in una decina di minuti, raggiungere la pista ciclabile.
Ogni tanto fermatevi per osservare i numerosi uccelli che soprattutto al mattino stazionano sulle isolette create dai detriti: vedrete gabbiani, cormorani con le ali spiegate al sole e garzette.Famigliole di germani reali costeggiano le sponde mentre i più esperti si fanno solleticare dalla corrente del fiume pur mantenendosi sulla stessa posizione Scoprirete anche i colori dell'autunno e il piacevole suono delle foglie secche che metteranno però sull'avviso i volatili della vostra eccessiva vicinanza.

Cercate di non far rumore e forse per lunghi minuti vi godrete, se c'è il sole, un idilliaco panorama seduti su un sedile che un tempo serviva all'attracco delle numerose imbarcazioni che transitavano cariche di merci e cibi, e allora dimenticherete di trovarvi nel cuore di una città dove vivono oltre tre miloni di abitanti. Giunti a Ponte Marconi, prenderete coscienza, guardando sotto le arcate, della precaria vita di alcuni esseri umani costretti a vivere su giacigli di fortuna cercando poi durante il giorno di sbarcare il lunario o forse solo sopravvivere. Tra le fronde appaiono anche miseri tuguri a prima vista abbandonati ma che poi guardando meglio risultano abitati, visto che su alcuni improvvisati stendini naturali appaiano magliette e pantaloni. A poca distanza da questi rifugi fluviali, associazioni e onlus creano giardini curati e piacevoli a vedersi e gli studenti della vicina Facoltà di Architettura dell'Università Roma Tre progettano chissà che tipologia di abitazioni per il loro assai incerto futuro di abitanti della terra.
Una passeggiata come avrete capito molto istruttiva soprattutto per quei cittadini curiosi che leggendo i cartelli accanto a cantieri nascosti da teli e cancelli invalicabili scoprono della costruzione di un nuovo ponte nei pressi del gazometro, quindi in una zona che nel raggio di un kilometro vedrebbe tre ponti.
Chissà se gli abitanti distratti hanno chiesto spiegazioni sulla ragione di quei 3.935.129 euro investiti su un ponte pedonale di cui i cittadini forse non avevano manifestato il bisogno e di cui forse nessuno dei suoi rappresentanti li ha informati della realizzazione in atto. 

Per decidere quale punto del fiume Tevere volete esplorare , usate Google map : potrete così scoprire quanto affascinante possa essere scoprirne il sinuoso percorso che dalla sorgente lo conduce fino al Mar Tirreno attraversando 4 regioni in un itinerario che riserva molte sorprese soprattutto a chi non è avvezzo alla vista o all'esplorazione satellitare oggi alla portata di tutti.
Provate a cercare ad esempio il Lago di Corbara dove si trova un'imponente diga o il Lago di Alviano paradiso per bird watching soprattutto in questo periodo, dove centinaia di uccelli migratori stazionano nelle acque di questa oasi naturalistica ubicata in territorio umbro anche se una porzione di essa si trova entro i confini del territorio laziale.
Maggiore impegno comporta la visita alle sorgenti del Tevere: il Monte Fumaiolo si trova in provincia di Forlì e la sorgente si trova a 1268 m. s.l.m .Se amate i panorami innevati può essere una valida alternativa ai consueti itinerari, tuttavia in primavera ci si muove meglio tra i vari borghi ancora abitati da scalpellini con la medesima passione e abilità di Michelangelo e Brunelleschi.
Buona esplorazione e fateci sapere delle vostre scoperte accanto al Tevere.

Questo è il link al simpatico sito di Igino Stefani, dedicato alla esplorazione del Tevere usando auto e bike : slowbike
Nel sito di Bikemap potete scoprire altri itinerari ciclabili in tutta Italia e potete anche crearne di nuovi.
Questa in basso è la visione satellitare del Tevere quasi alla fine della sua lunga corsa di 406 Km: si noterà l'esagono costituito dal Lago di Traiano, antico porto imperiale presso l'Oasi di Porto e meraviglia dell'antichità progettata da Apollodoro di Damasco autore di quell'altro gioiello che è la Colonna Traiana.
Quasi alla base si trova illustrata la costruzione di un ponte straordinario per dimensioni e tempi di realizzazione: disegnato da Apollodoro di Damasco permise a Traiano di scavalcare in tempi brevi il Danubio e conquistare poi la Dacia.



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07/11/11

Sorprendente viaggio negli Archivi pubblici alla scoperta della Macchina dello Stato

Lo scorso 23 settembre si è inaugurata presso la sede degli Archivi di Stato nel quartiere dell'Eur a Roma un'interessante mostra intitolata " La macchina dello Stato".Leggi, uomini e strutture che hanno fatto l'Italia".
L'allestimento è stato realizzato nell'ambito delle celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia e intende narrare in modo assai originale il ruolo dei vari comparti dello Stato attraverso documenti originali e reperti conservati negli archivi statali e in vari musei italiani e che da soli meriterebbero lunghe didascalie che tuttavia i visitatori potranno completare autonomamente da casa con gli strumenti oggi offerti dal web.
Coloro che hanno qualche anno in più proveranno qualche emozione aggiuntiva nel vedere i documenti fondanti della nostra storia come lo Statuto Albertino del 4 marzo 1848 e la Costituzione della Repubblica Italiana con la firma autografa del capo dello stato Enrico De Nicola.
Ma se l'itinerario espositivo consente agli appassionati di storia di viaggiare per mezzo di oggetti, documenti originali, leggi, manifesti,bozzetti, progetti architettonici e bandiere, offre ai più giovani anche vari spunti per capire che il termine forse per loro ancora astratto di Stato, per anni attraverso uomini e intelligenze anche fuori del comune ha lavorato affinchè questa macchina funzionasse sempre meglio risolvendo problemi complessi che adesso ci sembrano insignificanti.
Vi suggeriamo quindi di tenere a bada per un'ora le vicende del tempo presente e recandosi all'Eur cercate invece di apprezzare il lavoro dei curatori della mostra, lasciandovi trasportare dal racconto espositivo, ammirando la ricostruzione di antichi uffici postali, gli arredi originali della stazione di Trastevere ma anche i bandi per la cattura di briganti e malfattori, dove potrete leggere quasi sorridendo che i carabinieri reali hanno perso di vista nei boschi la banda dello Zappatore dopo un'estorsione di trenta denari e il sequestro di uno dei componenti di una faniglia di Cicciano.
Un reperto storico prestato dal Museo di Criminologia di Roma si trova in questa mostra: si tratta della rivoltella usata da Gaetano Bresci per l'attentato al Re Umberto I nella cittadina di Monza.
Più avanti si possono visionare  numerosi registri di amministrazioni locali diverse che stupiscono per le calligrafie ornate e per la meticolosità e precisione di mappe e documenti tecnici realizzati in epoche ancora lontane da programmi cad e tenendo anche conto che Olivetti progetterà la prima macchina scrivente solo nel 1910.
Stupisce poi vedere documenti ritenuti distrutti o segreti come quelli dell'Orva: la polizia segreta fascista che redigeva dettagliate schede su personaggi critici verso il regime.
Anche chi apprezza le nuove tecnologie non potrà non rimanere stupito davanti alle tante realizzazioni che rispondevano ai bisogni di uno Stato che doveva risolvere nuovi problemi :l'istruzione, le misure, la comprensione e analisi del tempo. Le prime analisi statistiche, oltre al numero degli analfabeti contava i soggetti dediti al crimine e i reclusi e a poco a poco si perfezionava la macchina della giustizia.
Con il crescere dell'istruzione nascevano anche tante aziende che miglioreranno la vita degli italiani offrendo loro treni, luce nelle strade ma anche le navi per emigrare e per altri quello di curarsi con rimedi meno casalinghi e aleatori. Ecco allora che tra le vetrine si troveranno i metri campione derivanti da quello di Parigi utili per unificare  su tutto il territorio della Repubblica i tanti sistemi di misure utilizzati in ducati e regni eredi dei precedenti regimi feudali.
Ci hanno incuriosito alcuni strumenti frutto della genialità di abili artigiani come i nefoscopi utili per seguire il moto delle nuvole oggi seguite dai radar, udometri e pluviometri utili per la misurazione delle precipitazioni atmosferiche e strani sismoscopi a mercurio per la misurazione dei terremoti.
Non perdetevi una preziosa valigetta utile ai verificatori di pesi e misure che pur riportando il nome Decker venne realizzata in un'officina torinese intorno al 1861.
Quanto lontano ci sembrano oggi  tante leggi vessatorie come quella sul macinato ed altre invece atte a far crescere l'istruzione di un paese quasi analfabeta: ecco allora i registri utili a verificare l'obbligo scolastico; sembrano parlare quei documenti estratti dagli archivi di quella giovane repubblica che con la legge Coppino obbligava i suoi cittadini più giovani ad andare a scuola e poi a presentarsi alla chiamata di leva.
Di quegli anni una immagine istruttiva è data da un bel dipinto realistico realizzato da Oreste da Molin che rappresenta il passaggio di una lettiga con un operaio ferito che obbliga dei passanti a togliersi il cappello quasi a ringraziarlo per il sacrificio.Altri tempi direte voi ! Altra etica e altri modi di considerare il lavoro aggiungiamo noi.
Le sorprese durante l'itinerario non mancano come quando si legge una stringata lettera contenente poche parole con la firma autografa di Garibaldi che comunica all'Esattore di Roma di essere impossibilitato a pagare le imposte.I patiti di libri antichi potranno poi ammirare senza recarsi a Subiaco il primo libro stampato in Italia : non si può non soffermarsi davanti al grande volume del De civitate dei di Agostino di Ippona offerto in prestito dalla biblioteca di Santa Scolastica; da questo libro nasce la stampa in Italia per opera di due monaci tedeschi allievi di Gutenberg.

Al piano superiore della mostra si scopre un grosso orologio che alcune foto d'epoca fanno risalire al 1908: un plauso a chi ha deciso di non consegnarlo ai rigattieri. Si trovava all'interno di un ufficio postale a Messina e rimase come intatta reliquia del terribile terremoto che si portò via circa 80.000 abitanti dei 130.000 residenti.
Un altro volo pindarico ci costringe a farlo, una gigantografia dove si vedono compunti poliziotti dotati di baffi come era d'uso in quel tempo.
Tengono al centro come un trofeo la tela arcinota della Gioconda di Leonardo che trafugata il 21 agosto 1911 dal Louvre venne recuperata nel dicembre del 1913 proprio in Italia dove venne arrestato l'autore del furto: tale Vincenzo Peruggia.
L' ingresso alla mostra è gratuito e sarà possibile visitarla fino al 16 marzo 2012.
Questo il link istituzionale con informazioni più dettagliate e gli orari di apertura : Macchina dello Stato


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16/10/11

A rischio il paesaggio della Tuscia. Nasce spontaneamente il Forum "Salviamo il paesaggio.Difendiamo il territorio".

Lago di Bolsena
La regione Lazio contiene al suo interno aree e paesaggi diversificati che nello scorrere dei secoli hanno mantenuto quasi immutate le speciali  suggestioni che ancora motivano un turismo italiano ed estero alla ricerca di piccoli borghi, aree naturali e panorami che riportano ad epoche passate.
A dispetto delle raccomandazioni delle grandi istituzioni internazionali come l'Unesco, il nostro paese e quindi anche la regione Lazio sono assediate letteralmente da entità diverse che impiegando il termine " ecosostenibilità " si muovono per promuovere attività non correlate con i bisogni reali delle popolazioni.
Si assisste quindi allla trasformazione forzata per mano dell'uomo, eufemismo per " multinazionale di turno", dei paesaggi naturali con opere che nulla hanno di ecosostenibile, determinando tuttavia una lenta ma inesorabile distruzione di quell'antico paesaggio ereditato dai nostri avi che si chiamavano Etruschi, Falisci o Equi, Siculi e Sabini.
Le riviste specializzate sui temi dell'ecologia e della cementificazione parlano di oltre 100.000 ettari di paesaggio che ogni anno vengono persi dalle comunità di tutta Italia.
Il tutto avviene a prima vista nel rispetto di norme, delibere, vincoli e l'intervento di soggetti che a vario titolo sono obbligati ad accettare il cambiamento attraverso processi, cause, tribunali amministrativi e con dispendio di energie e denaro pubblico. Spariscono campi, arrivano ruspe e betoniere che riversano cemento per creare opere non necessarie, villette non adatte al reddito di pensionati e precari e parchi eolici che non creeranno alcun vantaggio economico ma solo danni ambientali spesso non percepiti o accettati esclusivamente per ragioni economiche contingenti.
Durante le nostre peregrinazioni incontriamo sempre più spesso ostacoli di varia natura creati ad hoc per evitare di farci usufruire di aree naturali già destinate ad altri usi mentre sulla carta sarebbero considerate patrimonio comune o demanio statale e in altri casi troviamo aree naturali o parchi descritti sulla carta ma inagibili nella realtà per le recinzioni realizzate a vario titolo da soggetti non sempre autorizzati .
Un recente esempio di quanto descritto si sta svolgendo da qualche anno a Piansano in provincia di Viterbo dove una società commerciale ha deciso e ottenuto di installare sembra almeno dieci pale eoliche.
Probabilmente Piansano non è nota a molti ma l'area in cui si trova in quanto a paesaggi ne può vantare di suggestivi: oltre al lago di Bolsena con tutti i suoi piccoli comuni a fargli corona , c'è la piccola Cellere con la Chiesa di S.Egidio progettata da Antonio da Sangallo e sul lato opposto quel luogo unico che è Civita di Bagnoregio. La riserva della Valle del Timone con le sue cascate è più nota ai tedeschi che ai romani mentre Tuscania a nostro parere meriterebbe di essere proposta all'Unesco insieme a Civita di Bagnoregio per i loro splendidi, antichi e suggestivi panorami .
Il movimento spontaneo e la campagna nazionale Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori, che nata su impulso dell’associazione Slow Food e del Movimento Stop al Consumo di Territorio, si è subito arricchita della presenza di numerose organizzazioni (tra cui Legambiente, LIPU, Pro Natura, Eddyburg, Movimento Decrescita Felice, Altreconomia, Associazione Comuni Virtuosi, Rete del Nuovo Municipio, Borghi Autentici d’Italia,Associazione Europea di Psicanalisi, Medici per l’Ambiente, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, organizzazioni agricole), di decine di gruppi e comitati locali (già oggi più di 300) e oltre tremila adesioni individuali, che includono semplici cittadini  e urbanisti, docenti universitari, sindaci, architetti, giornalisti, produttori agricoli, ecc. , offrendo così a comunità e cittadini un modo di far sentire il proprio parere a quelle istituzioni locali non sempre capaci di offrire ai cittadini modi diversi di gestione del territorio e proponendo come primo obiettivo quello di realizzare una indagine su tutti i manufatti presenti e inutilizzati dei vari comuni.
Sappiamo poco di energia eolica ma per certo sappiamo che non vorremmo avere una pala eolica  accanto alla nostra casa nè vicino alla scuola dove portiamo i nostri figli e preferiamo passeggiare in bicicletta sentendo il ronzio delle api in cerca di nettare piuttosto che quello di un gigante alto 80 metri .
I titolari delle imprese  legate al parco eolico sicuramente avranno illustrato i benefici per la collettività magari dimenticando tutte le indicazioni che da anni l'Unesco e la Comunità Europea portano avanti proprio per sottolineare l'importanza che hanno i nostri antichi paesaggi per le successive generazioni.
Qualcuno farà notare che in queste istituzioni non si utilizza più la lingua italiana nei documenti ufficiali; in tal caso chiamate qualche laureato in lingue e fatene delle traduzioni e poi fornitele alle aziende.
Anzi visto che di disoccupati ce ne saranno anche nella Tuscia, i comuni si dotino di traduttori e facciano leggere ad aziende del settore energetico e ai cittadini un'opera francese di Renè Louis de Girardin dal titolo " De la composition des paysages" sarà di grosso aiuto anche agli amministratori nelle loro delibere in difesa del  paesaggio.
Auspico inoltre che si formini piccoli Forum del paesaggio in ogni comune che come previsto dagli organizattori del Forum nazionale che si terrà il prossimo 29 ottobre a Cassinetta di Lugugnano ( Mi )   possa insediarsi in ogni amministrazione locale e far sentire finalmente la voce dei cittadini su questi temi.
Mi rendo conto che la situazione attuale porta molti a disinteressarsi o non curarsi in prima persona del proprio territorio, per chi si identifica in questo tipo di cittadino riporto alcune parole di Martin Luther King che come ricorderete si è battuto per la conquista dei diritti civili dei neri negli Usa :
"Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste.”
         Martin Luther King


autore:Rolando Profita
 

07/10/11

I guerrieri Daci entrano a Roma ma legionari e pretoriani li attendono accampati a Villa Doria Pamphili

Se siete arrivati in questo blog per caso, il titolo vi avrà lasciati un pò stupiti soprattutto se avevate qualche reminiscenza di Storia e davate ormai per spariti i Daci insieme al loro re Decebalo e alla loro città o centro religioso principale di Sarmizegethusa Regia.
 
Se invece non rammentate nulla di questo popolo un tempo stanziato al di là dei Balcani, vi ricordiamo che dopo la sconfitta del fiero re Decebalo da parte di Traiano nel 106 d.C, questi territori abitati un tempo dai Traci e poi dai Geti vennero annessi all'impero divenendo provincia romana e per tale ragione presero il nome di Romania.
Ancora oggi nella lingua di tale nazione e nei numerosi toponimi si sente la presenza del latino usato per due secoli. (su you tube cercate Dacii...o Decebalo rimarrete sorpresi del numero di film sull'argomento in lingua rumena con qualche sottotitolo).
Fatte queste premesse vi rivelo la vera ragione del post odierno.
Già da oggi diverse divisioni di legionari provenienti da diverse regioni italiane hanno allestito negli ampi spazi verdi di Villa Doria Pamphili il loro accampamento. Naturalmente a debita distanza separati dalle acque di un ruscelletto vi sono già schierate e per nulla intimorite anche le milizie daciche che si scontreranno domenica davanti a voi se sarete riusciti a raggiungere e penetrare nel campo di battaglia.
La manifestazione si svolge dal 7 al 9 ottobre ed è organizzata dall'associazione Aquila di Roma (www.aquiladiroma.com ) e prevede l'accesso agli accampamenti a partire dalle 10,00 con orario continuato fino alle 22,00 . L'EVENTO E' GRATUITO e all'interno è possibile anche trovare qualcosa per sfamarsi.
L'evento prevede la partecipazione di numerosi gruppi di rievocazione storica che trasformeranno il grande parco cittadino in una sorta di scenario filmico dove non solo si potrànno vedere macchine da guerra, assistere a combattimenti ma si potrà anche entrare fisicamente nelle varie attività dei due eserciti contendenti. Per i più giovani, sarà un momento straordinario per apprendere fatti storici osservando dal vivo esercitazioni di pretoriani, l'attività di esperti agromatici intenti a fissare le linee del decumano e artigiani intenti a lavorare pellami, produrre calzature, mentre voi stessi potrete realizzare un vostro profumo a partire da elementi naturali e osservare i comportamenti dei protagonisti dei combattimenti aiutati dalla narrazione fatta dalla voce dei rievocatori  ( Andrea Frediani, scrittore e saggista, autore tra l'altro di " Le grandi battaglie di Roma Antica" , sarà il narratore ufficiale).
Si potranno indossare anche le uniformi dei pretoriani o farsi curare dai chirurghi di Traiano che espongono i ferri del mestiere mentre un'esperta in cosmesi vi rivelerà come divenire bionde con grasso di capra e succo di corteccia di faggio.
Data l'eccezionalità dell'evento suggerisco alle famiglie con prole di non perdersi lo spettacolo e anche se le puellae romane non sono da disdegnare ci giungono voci che le fanciulle della Dacia,  sappiano come trattare i... Romani al fine di distrarli dai combattimenti.
  Alla parte ludica sarebbe utile far seguire un breve viaggio all'indietro nel tempo recandosi con facilità a Piazza Venezia (Roma) per osservare con maggiore attenzione la  Colonna Traiana opera di Apollodoro di Damasco. Come un grande libro di pietra essa oltre ad essere un'opera d'arte unica e pregevole, racconta la conquista della Dacia da parte di Traiano ( 101-102 e 105-106 d.C ) narrando in 200 metri di fregi elicoidali, scolpiti su marmo di Carrara, variabili in altezza, fatti, personaggi ed eventi in ordine assolutamente cronologico.
In questo link potete dare uno sguardo virtuale alla colonna Traiana ed ai suoi particolari.
Riflettete poi sul fatto che tale straordinario monumento è pervenuto integro attraverso due millenni fino a noi sopportando senza danno attacchi umani e anche quelli di terremoti e altri eventi naturali.
Qualcuno osserverà che la statua di Traiano è stata sostituita da quella di S.Pietro e che la balaustra e le porte in bronzo non ci sono più e neanche l'urna contenente le ceneri di Traiano è più qui, ma la straordinarietà dell'opera è sottovalutata da turisti frettolosi o impreparati in campo storico_architettonico.
Provate a pensare a 29 blocchi di marmo di Carrara per un totale di !036 tonnellate, un'altezza calcolando anche il basamento di 42 metri (100 piedi romani misurava la sola colonna)  che rappresentava il monumento più alto della città di Roma del suo tempo).
Ma passiamo al quiz: quanti altri architetti antichi sono passati alla storia per le loro creazioni ?
Se vi è venuto in mente Vitruvio, vi smentisco: ha scritto il De Architettura ma non ha lasciato opere architettoniche visibili.
Prendete coscienza che al mondo, di queste colonne coclidi (dette così per la presenza al loro interno di una scala a chiocciola) ne sono rimaste tre: la traiana e l'antonina si trovano a Roma e una voluta da Napoleone dopo la vittoria di Austerliz, si trova a Parigi in Place Vendome.(senza scala interna).
Una visita al Museo della Civiltà Romana all'Eur consentirà invece di apprezzare meglio il racconto della conquista della Dacia da parte di Traiano :in una  sala appositamente realizzata si trovano i calchi con le scene presenti sulla colonna traiana apprezzabili senza sforzi.Cercate l'immagine con il ponte sul Danubio costruito da Apollodoro o cercate la figura Decebalo oppure osservate le varie macchine da guerra impiegate dai due eserciti: c'è molto da imparare forse più che nei libri .
A proposito: chissà se stavolta Decebalo e i Daci avranno la meglio, magari sfruttando qualche macchina segreta ignota ai Romani o qualche segreta pozione di erbe delle loro foreste, come aveva insegnato loro il grande e mitico  Zalmoxis.
Buon divertimento !

PS: se volete allargare la vostra conoscenza di Apollodoro visitate il Foro Traiano, i Mercati traianei o recatevi a Porto (Ostia) per visitare il porto di Traiano  dalla forma esagonale e di cui abbiano già scritto.
Se volete visitare la colonna Traiana e scoprire il mondo dei Daci con la guida di Alberto Angela eccovi il link del filmato:
http://youtu.be/RGCLC8ULNag

Lazio segreto ha visitato gli accampamenti e vi regala alcune selezionate scene :



autore:Rolando Profita


05/10/11

Impariamo a guardare gli alberi: 850.000.000 di esseri viventi che nel Lazio lavorano per noi assorbendo CO2 e regalandoci ossigeno

Raccontano che un tedesco abbia scritto un libro su una buccia di limone;
io ne avrei steso uno su ciascuna gramigna dei prati, su ogni muschio del bosco,
su ogni lichene che tappezza la roccia;
infine non avrei lasciato neanche un fil d'erba, nè un atomo vegetale senza descriverlo ampiamente
 J.Jacques Rousseau (Le fantasticherie del passeggiatore solitario (V passeggiata)

I discepoli di Pitagora apprendevano i rudimenti della scienza stando in silenzio per ben cinque anni e ascoltando la voce del maestro da dietro una tenda, mentre proferiva frasi come questa "Tutte le cose che si conoscono hanno numero; senza questo, nulla sarebbe possibile pensare o conoscere ". Questo esordio sembra partire da lontano ma se adesso leggerete la cifra in rosso più in basso, capirete la ragione di questo inizio.
      12.000.000.000
Bene, se non avete particolari patologie della visione avrete tradotto facilmente le cifre del numero in "dodici miliardi".Ma a questo punto i lettori curiosi si chiederanno : dodici miliardi di cosa?
Sono certo che dando di nuovo un'occhiata al titolo forse riuscirete a collegare al numero un nome, al plurale ovviamente e questo ci permette di aggiungere una delle citazioni da noi preferite attribuita a Linneo ( Carl von Linné), padre della tassonomia degli esseri viventi.

               "Se non conosci i nomi viene anche a mancare la conoscenza delle cose "

Ad evitare tuttavia quelli che Petronio definiva "mellitos verborum globulos"(melensi giretti di parole) facciamo un esempio pratico: se non sapete cosa sia la caesalpina gillesi o la catalpa o la sophora japonica e il vostro sguardo le incrocia per caso, state pur certi che non saprete mai della loro esistenza nonostante siano tutte piante assai appariscenti..
Ma non mi sembra più il caso di approfittare della vostra pazienza di lettori curiosi e quindi vi svelo che la cifra in rosso a nove zeri è stata estrapolata dall'Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi Forestali di Carbonio, realizzata dal Corpo Forestale dello Stato.Tale numero ci informa (dati 2009) che il totale degli alberi viventi in Italia è all'incirca di dodici miliardi e che pertanto se spartissimo in maniera equanime questo patrimonio vegetale, ne verrebbe fuori che ad ogni cittadino residente spetterebbero 200 alberi a testa.

Ma come sapete questo blog si occupa del territorio della regione Lazio e quindi dallo stesso studio ricaviamo che gli alberi censiti nella regione sono stati circa 850.000.000 cioè faggio più, acero meno, 148 alberi per abitante.
Adesso che avete i numeri e qualche traccia per cercare i nomi, vi proponiamo un semplice esperimento: affacciatevi alla finestra coinvolgendo figli, nipoti, mogli, conviventi etc etc. o raggiungete un balcone, una veranda o fate quando vi pare un giro intorno all'edificio dove abitate o percorrete trecento metri della strada che passa davanti al vostro portone di casa ma stavolta stravolgete le vostre abitudini e mettetevi a guardare  gli alberi che incontrate . Partite dalla forma e sentitene i rilievi e la consistenza poggiandovi le mani e poi osservate foglie, frutti, galle se sapete cosa sono e infine i fiori se presenti e magari contate le diverse specie osservate; l'alternativa è quella di fotografare foglie, frutti e fiori e poi giunti a casa, con calma, usando libri, internet e l'aiuto di amici cercare di dare un nome agli esseri viventi che avrete fotografato.
Tranne il caso di coloro che godono di viali uniformi con filari di pini o platani o cipressi, sono certo che la maggior parte avrà qualche difficoltà nel dare un nome alle decine di alberi che avrà incontrato. Per consolarvi vi diremo che anche noi affacciandoci l'anno scorso dalla terrazza di casa abbiamo contato almeno 60 alberi ma siamo riusciti ad identificarne solo 6 specie: un eucalipto, una palma di provenienza ignota, una magnolia, una mimosa e vari pini domestici, tralasciando i vari arbusti con e senza fiori o bacche di cui per puro caso conoscevamo la fusaggine o cappello del prete (Euonimus europaeus) dai semi velenosi ma che in passato veniva impiegata, come suggerisce il nome per costruire i fusi per filare la lana e i bastoncini per i disegni a carboncino degli artisti.
Ci siamo resi conto poi, facendo qualche osservazione sul campo e qualche intervista lampo che gran parte di chi vive in città ignora gli alberi e difficilmente si sofferma a guardarli anche all'interno dei parchi cittadini dove si va in bici, si fa jogging parlando al cellulare, si fa ginnastica, thai chi coreano, picnic, si amoreggia, si fa correre il cane ma difficilmente si va per apprendere qualcosa di botanica.

Un amico ci ha suggerito una spegazione di questa che lui definisce "apatia dendrologica": nei nostri geni è rimasto il segno della punizione inferta ai nostri progenitori, per aver voluto avvicinarsi troppo ai due alberi legati all'origine del mondo descritta nel libro della Genesi.
Da quando infatti per curiosità Adamo ed Eva si sono avvicinati all'albero della conoscenza e a quello della vita, il genere umano patisce le pene di questo mondo fuori da quell'idilliaco giardino dell'Eden dove il creatore aveva sì fatto dare loro il nome a vari animali ma purtroppo non alle piante di cui ebbero solo il tempo di assaporare la mela che forse era un fico, viste le foglie che costituirono il primo indumento autoprodotto e non griffato nella  storia dell'uomo.
L'ipotesi è sicuramente poetica e suggestiva ma se stiamo scrivendo questo post è per suggerirvi di prendere coscienza come abbiamo fatto noi stessi, di questa sorta di abulia verso alberi e piante e di tentare di creare a partire da oggi una nuova mappa del vostro territorio che includa anche il regno vegetale che vi svelerà sorprese e curiosità botaniche ma vi rivelerà in breve tempo anche quanto poco conosciate il luogo dove vivete.
A titolo di stimolo vi voglio elencare le piante che abbiamo " trovato" dopo la " presa di coscienza", a poche centinaia di metri da casa nostra: cinque alberelli di Maclura Pomifera (foto sopra) che producono grandi frutti verdi delicatamente profumati; tre alberi di gelso nero; tre alberi di fichi, una decina di faggi, una Gaggia di Costantinopoli detta anche Albizzia julibrissin, diversi aceri campestri riconoscibili dalle grandi samare alate contenenti i semi; poi tre alberi di giuda, un prugnolo, una vite con uva fragola e un melo selvatico e poi un' enorme agave, varie piante di aloe e un giovane ontano nero.
Fotografando poi anche altre strane piante poste addirittura davanti ai portoni dei condomini abbiamo scoperto i grandi fiori dello Stramonio: pianta velenosissima contenente scopolamina di cui ci avevano colpito le grandi bacche spinose aperte a quadrifoglio per offrire mortali semi rossastri; curiosissimi poi dei cespugli di fiori violacei con dei pennacchi coralliformi che abbiamo scoperto chiamarsi polygala mirtyfolia che sembra abbia la proprietà di aumentare la produzione di latte ma non sappiamo se valga anche per gli esseri umani.
Quelli che prima sembravano sterpi ed erbacce inutili si tramutano in complicati sistemi vegetali noti agli antichi e sfruttati dall'industria cosmetica e non solo: di recente una innovativa azienda giapponese ha lanciato un sistema di allarme antincendio che contiene essenze aromatiche ricavate da una pianta nota come Wasabi tradizionalmente usata nella cucina nipponica. In un centro commerciale ho trovato anche un profumo al wasabi dal'aroma simile al rafano; la commessa ovviamente ignorava cosa fosse il wasabi e le abbiamo suggerito di fare un pasto presso il ristorante giapponese a un centinaio di metri dal negozio dove lavorava.

Presi dall'euforia delle nostre scoperte ci siamo spostati nel quartiere dell' Eur: ecco apparire come per magia alberi che in precedenza non avevamo notato: proprio sotto il palazzo dell'Eni appaiono due splendidi Ginko biloba dalle tipiche foglie verdi brillanti a ventaglio. Accanto alle scale della Metro Eur Fermi (a destra dell'Agip), che nei pressi del laghetto, con nostra meraviglia scopriamo dei tassi (taxus baccata): è difficile non vedere i loro semi velenosissimi ricoperti da un rosso arillo di cui vanno ghiotti gli uccelli.Un altro giorno passiamo per Via Volturno dove in un giardino svetta un albero di canfora poi ci spostiamo a Piazza Venezia e salendo in cima alla scala che porta all'Ara coeli (Campidoglio) troviamo un raro albero di Phytolacca dioica.
Durante un'altra esplorazione nell'area della Cecchignola troviamo cinque altissimi cedri del Libano che hanno superato i 70 anni.
Parcheggiando sulla Circonvallazione Ostiense raccolgliamo i frutti a forma di piccole lanterne (foto sopra) da un albero che dopo qualche non facile ricerca scopriamo avere il suggestivo nome di provenienza orientale di "Albero dorato della pioggia" e quello scientifico non certo facile da rammentare di Koelreuteria paniculata ma non meno ricco di storie legate al nome di un botanico tedesco e al viaggio dei suoi semi dalla lontana Cina e dalla Corea dove è protetto dallo Stato.
Iniziate quindi anche voi a guardare gli alberi e a poco a poco noterete che anch'essi vi osservano e sarà suggestione, abbaglio ma a noi sembra che ci stiano guardando quasi stupiti o forse con qualche perplessità sul nostro modo di fare, mah !
L'immagine a destra è stata scattata ai tronchi di alcune splendide Paulownie tormentose, dal nome di Anna Paulowna principessa russa figlia dello zar Paolo I. Sei di questi alberi sono visibili in una piazzetta nascosta sempre nel quartiere dell'Eur (Via Thovez). Tutte le sei piante assai sviluppate in altezza sono dotate di grandi occhi scuri che non ci hanno mollato durante i numerosi scatti realizzati alle grandi foglie e ai numerosissimi frutti vellutati che quando maturi libereranno nell'aria centinaia di leggerissimi semi.


Se anche voi volete disegnare o accrescere la vostra mappa personale degli alberi, vi suggerisco di recarvi a Villa Doria Pamphili dove purtroppo non troverete più organi musicali idropneumatici e statue parlanti con l'eco, ideate da Kircher, nè vedrete cavalcare i ricchi della nobiltà romana a caccia di fagiani e daini in abiti settecenteschi e neanche vedrete i grandi tappeti floreali chiamati "parterre" che avevano stupito George Sand nel 1877 ma in compenso troverete ancora varie piante tropicali ed arbusti esotici che possono suscitare ancora qualche meraviglia. Ultimamente è possibile approfittare delle visite guidate organizzate dal Comune di Roma o di quelle condotte da Antimo Palumbo presidente dell'Associazione Amici degli alberi ADEA.: da  storico degli alberi vi saprà guidare tra palme di ogni provenienza, aurucarie che non nascondono l'età e troverete il monumentale cipresso della Virginia, la sophora japonica, il pino dell'Himalaya e molto altro da scoprire con lo sguardo e con l'olfatto (cercate un arbusto con delle piccole mele simili alle cotogne, gialle in autunno: in autunno emana un profumo molto piacevole e si chiama Chaenomeles japonica.
Se vi trovate invece a passare per Ariccia sappiate che all'interno di Villa Chigi esiste un giardino con varie essenze arboree inusuali come il Liquidambur o il bagolaro e l'Acer negundo ma la splendida Sequoia sempervirens vale i due euro del biglietto, vista la sua circonferenza di oltre cinque metri e l'altezza che a occhio sembra sfiorare i trenta metri.(nessun cartello purtroppo informa circa l'età dell'albero mentre il recente restauro ha previsto un bel cartello per il Fico !).
Quando avrete acquisito maggiori conoscenze allontanatevi dalle città (suggerisco Orvinio, Monte Guadagnolo, Monte Semprevisa ) e allora vi appariranno anche i cornioli e i corbezzoli. L'altra idea è quella di immergersi in una specie arborea per volta: una domenica alla faggeta vicino Caprarola nella Riserva del lago di Vico, la successiva in un castagneto a Soriano nel Cimino o a Terelle nel Frusinate. Potreste poi portare i pargoli a Priverno tra le quercie da sughero approfittando del Museo della Matematica. Chi ha intenzione di visitare il Sud Africa visiti Pretoria: la visione di 55.000 alberi di jacaranda durante la fioritura ripagherebbe i costi  e le dodici ore di volo per raggiungerla..

Fateci partecipi delle vostre belle scoperte arboree: a poco a poco potremo realizzare una mappa arborea collettiva da associare a quelle già esistenti per gli alberi monumentali del Lazio ma usando i mezzi messi a disposizione da Google map. ( usate il guestbook a sinistra)

Vi auguro verdi scoperte.

PS: Il numero delle specie arboree presenti nel Lazio è notevole e per un primo approccio pratico suggerisco di dotarsi o regalare a figli e nipoti il pratico manuale della Vallardi dal titolo Alberi, che potrete tenere nello zaino o in tasca (12 x 8 cm).

Sul tema degli alberi si trovano alcuni libri appassionanti come gialli; questo elenco non è esaustivo ma può essere un buon inizio:
Jacques Brosse, Mitologia degli alberi, Bur
Rudi Palla, Ai piedi degli alberi, Ponte alle Grazie (viaggio tra i giganti della terra)
Giuseppe Barbera, Tutti Frutti, Mondadori (viaggio tra gli alberi da frutto mediterranei)
Giuseppe Barbera, Abbracciare gli alberi, Mondadori (on line è possibile leggerne alcune pagine).
Tiziano Fratus, Homo Radix, Appunti per un cercatore di alberi, ed Marco Valerio
Mario Rigoni Stern, Arboreto salvatico, Einaudi (un grande scrittore descrive quercie, salici ,tassi , tigli, betulle..).
Penny Le Couter e Jay Burreson, I bottoni di Napoleone, Tea (Se siete patiti di pepe, noce moscata e chiodi di garofano).
Plinio il vecchio, Storia Naturale, Einaudi (I libri dal XII al XVII hanno per tema gli alberi ).

autore: Rolando Profita

10/09/11

Al ghetto di Roma per la Notte della Cabbalà


Solitamente evitiamo di parlare di quegli eventi che trovano ampio spazio sui quotidiani e godono anche del supporto delle istituzioni locali.
Facciamo però un'eccezione per la Notte della Cabbalà che si svolgerà il prossimo 17 settembre nell'area dell'antico quartiere ebraico di Roma ancora oggi chiamato dai romani " ghetto", nonostante quest'ultimo sia stato demolito agli inizi del XX secolo. 
La ragione per cui abbiamo deciso di parlarne è quella di spingere i nostri lettori che riteniamo curiosi quanto noi, ad approfittare di questa manifestazione cittadina per entrare in contatto con una comunità, quella ebraica, che è presente a Roma da oltre 2000 anni e tentare di capire qualcosa in più della sua cultura e delle sue antiche tradizioni.
La manifestazione prende avvio il giorno precedente la festività detta dello Yom Kippur e si svolge in diverse postazioni all'interno del quartiere ebraico ed in particolare tra Largo 16 ottobre e la via del Portico di Ottavia; ci saranno concerti, videoproiezioni, mostre e dialoghi riguardanti proprio la Cabbalà, in ebraico Qabbaláh (ebr. קבלה).
Tale termine è assai complesso da spiegare ma anche da comprendere per chi non ha una predisposizione particolare per questi temi che benchè presenti in culture e religioni diverse rimangono comunque materia alquanto misterica  in cui eviteremo di addentrarci.
D'altra parte l'antico significato del termine Qabbaláh che indicava una trasmissione del sapere da bocca a orecchio, quindi una conoscenza trasmessa oralmente  spiega come ancor oggi siano pochi coloro che abbiano una reale dimestichezza con i gradi più elevati o superiori di questo metodo di lettura e interpretazione della realtà e degli accadimenti del mondo.
Oltre agli eventi citati si svolge dal 17 al 21 settembre il Festival della Letteratura Ebraica che consentirà di apprezzare, supportati da esperti della specifica materia sia gli aneddoti e gli enigmi del Talmud ma anche di incontrare alcuni esponenti della letteratura internazionale ed in particolare si potrà sentire la voce dello scrittore A.B. Yehoshua con l'ausilio delle letture dell'attore Massimo Ghini .
Lo scittore la cui ultima fatica letteraria è "ll manager delle risorse umane" in un'intervista al Corriere della Sera ha detto che il problema attuale è quello di sentirsi liberi, cosa oggi più facile per un religioso che non per un laico.
Cogliete l'occasione della Notte della Cabbalà per apprendere che per il calendario ebraico siamo nell'anno 5751   anche per approfittare delle visite guidate che consentiranno di visitare a partire dalle 21,00 del sabato sia il museo ebraico che la sinagoga .
Ovviamente per l'occasione tutti gli esercizi commerciali del quartiere ebraico saranno aperti fino a tardi.
Siamo certi che anche se fuori stagione i carciofi alla giudia di Giggetto saranno ancora nel menù sempre che abbiate prenotato il vostro tavolo accanto al Portico d'Ottavia.
 Poco più avanti una fermata è d'obbligo presso il forno di Boccione, vera istituzione del quartiere che sicuramente raddioppierà il lavoro per offrire le sue leccornie ai neofiti delle antiche tradizioni kosher.
Ammettiamo che anche noi durante le nostre passeggiate urbane deviamo volutamente verso il ghetto per far visita all'antico forno, spartano e senza insegna da sempre  ma da cui sentirete fuoriescire sempre un profumo invitante ma sempre diverso in funzione dell'ora della giornata o della festività ebraica in corso.
Comprate quel che c'è a vista : noi siamo appassionati di quei tranci di pizza di beridde con mandorle, l'uvetta e i canditi che vi darà la stessa energia di un piatto di spaghetti ma anche le crostate con ricotta e visciole valgono il viaggio.
A dimostrazione che una passeggiata nel ghetto apre a più vaste conoscenze non solo misteriche, basta dire che quel trancio detto beridde è quasi d'obbligo nelle famiglie ebraiche soprattutto in occasione della nascita di un figlio maschio. Il nome viene infatti dal termine ebraico " brit " oggi diventato bris ma romanizzato in beridde e riferito alla cerimonia della circoncisione che avviene otto giorni dopo la nascita e che rappresenta un momento di particolare importanza nella tradizione ebraica.

Troverete ulteriori informazioni ed il programma completo dell'evento nelle pagine dedicate all'evento nel sito del Comune di Roma.
Per sapere qualcosa in più sulla Kabbalah e l'albero della vita cliccate in questo link
Una pagina sintetica sui monumenti storici dell'antico ghetto di Roma in questo link
Per coloro che non sanno dove sia il ghetto ebraico eccovi la mappa di Google:


Visualizzazione ingrandita della mappa