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20/07/12

I Circassi : una mostra per riscoprire un'etnia dimenticata e la sua cultura

Siamo certi che molti dei nostri lettori non abbiano difficoltà nel localizzare o rammentarne qualche caratteristica saliente, allorquando vengono citate loro, antiche popolazioni italiche.
Tutti conoscono gli Etruschi o i Sabini o i fieri Ernici ( a dx in un disegno di S.Toppi), mentre basta aver letto qualcosa di altre regioni per parlare di Elimi, Sicani o dei Liguri. Molti inoltre conoscono i territori africani associati al popolo dei Berberi o a quello dei Masai.
Sembra però ci sia una sorta di pesante velo carico della polvere dei secoli che impedisce di far fluire nomi, fatti e storie recenti da quel territorio ampio e ricco di genti che per prossimità ha preso il nome dalle sue montagne:il Caucaso.
Se guardate tale imponente catena montuosa con Google map vi apparirà come una gigantesca cerniera frastagliatissima di oltre 1200 Km che sembra voler unire il mar Caspio con il Mar NeroNelle diverse epoche queste montagne hanno costituito un solido baluardo a difesa delle tribù che ne hanno abitato le sue vallate e che sono state anche terra di transito privilegiata tra l'Oriente e l'Occidente e tra l'Asia e l'Europa.


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In queste aree le etnie che si sono via via succedute, combattute o disperse altrove, sono state molte decine ma i loro nomi non ci sono molto familiari pur usando termini che forse provengono proprio da queste aree geografiche.
Cosa sappiamo degli Alani o dei Cimmeri ? In quali territori vivono i Chazari, gli Abkazi, i Cabardini o i Circassi ?
Anche gli stati e le aree geografiche hanno confini confusi e nomi poco familiari: sapreste localizzare a mente la Repubblica di Adighezia o dove vivano gli l'Osseti ?. Allorquando poi si comincia a leggere e a cercare di saperne qualcosa, si intuisce tuttavia il fluire dei secoli in queste terre e il desiderio di identità private della loro origine, per ognuno di quei gruppi coinvolti nel gioco della conquista e dove in molti sono stati costretti alla fuga, rimedio ultimo alla sudditanza verso il nuovo potente di turno.
Nel 1875 Edmondo De Amicis non ancora trentenne fece un viaggio a Costantinopoli, odierna Istanbul, scrivendone un reportage che sarebbe stato degno di una trasposizione cinematografica.
Attraversando il ponte di Galata affollatissimo di stravaganti figure in movimento, lo scrittore così li descriveva:
"Le figure che dan più nell'occhio in quella folla, sono i Circassi, che vanno per lo più a tre, a cinque insieme, a passo lento, pezzi d'uomini barbuti, dalla faccia terribile, che portano un grosso berrettone di pelo alla foggia dell'antica guardia napoleonica, un lungo caffettano nero, un pugnale alla cintura e una cartucciera d'argento sul petto".
Potete ascoltare ulteriori brani su Costantinopoli in queste pagine del National Geographic.
Nel 1866 si rappresentava al Real Teatro S.Carlo di Napoli uno spettacolo coreografico dal titolo: " Zoraide o la schiava circassa". Le scene erano composte da "popolo di varie nazioni, mori, eunuchi, odalische ecc." e dalla bellissima Zoraide, una avvenente circassa di Adrianopoli, stereotipo della seducente concubina dell'harem del sultano.
L' uso di tali figure era stato trasmesso dalla letteratura orientalista che insieme ai dipinti che ad essa si richiamavano, aveva costruito un immaginario mondo orientale non sempre rispondente alla realtà, più tranquilla e noiosa, dei serragli ottomani, ma di straordinario richiamo negli spettacoli teatrali e artistici  e utile anche per sedurre i consumatori con le merci più disparate.
Si trovano ancora oggi le immagini di cosmetici ( vedi a destra) in voga nel XVIII secolo con l'aggettivo "circasso", onde sottolinearne il particolare effetto seduttivo, come quello usato dalle ammalianti donne circasse.
Nel celebre Circo Barnum americano si esibì per lungo tempo anche un' improbabile bellezza circassa di cui se ne raccontava con enfasi la triste vicenda di ex schiava di un harem turco e la fuga verso la libertà, per divenire...infine attrice di circo negli Stati Uniti d'America.
Anche Voltaire parla di Circassi nella XI lettera filosofica dedicata al vaccino contro il vaiolo:
"Le madri circasse hanno in gran conto la salute delle loro figlie per due motivi principali: l'amore in sé e l'interesse. Quest'ultimo deriva dal fatto che essendo il popolo circasso abitualmente molto povero, trova un valido motivo di sussistenza nell'allevare al meglio la prole femminile. Le giovani fanciulle infatti, educate con sapienza negli anni alle arti della lascivia, costituiscono una preziosa fonte di guadagno allorché vengono vendute agli harem persiani e turchi".
Convinti quindi, che tornando all'oggi poco si sappia degli Adighe , termine che accomuna etnie diverse inclusi i Circassi e i Cabardini, suggerisco di visitare la mostra evento che da oggi vi consentirà di sapere dove si trova la Repubblica di Adighezia e quella Cabardino-Balcaria, o sapere anche che dai tempi dello sterminio operato dallo zar Alessandro di Russia, molti Circassi vivono in Turchia , in Giordania e anche altrove ma non nel loro paese natale. Inoltre potrebbe essere divertente e curioso imparare qualche parola in lingua Adyghe, quella parlata dai Circassi che è ormai considerata dall'Unesco a rischio di estinzione.

La mostra si inaugura oggi 20 Luglio alle 19,00 presso Le Officine Fotografiche di via di Libetta 1 a Roma (Metro Garbatella) e continuerà fino al 27 luglio.
La manifestazione è stata curata dall'artista pietroburghese Asseeva Elena nata sulle coste del Mar Nero, da Paolo Miserini direttore delle Officine Fotografiche di Roma e dalla poliedrica Madina Khakuasheva, cardiologa, filologa e scrittrice nonchè caucasica doc, essendo nata a Nalchik capitale della Repubblica Cabardino-Balcaria.

Si prevedono installazioni fotografiche, video, ed esibizioni di danze tipiche della regione Cabardino-Balcaria e conferenze culturali che si terranno presso L'Istituto Russo di Cultura in via Benedetto Cairoli 6 a Roma .(tel 06 88816333 ).
Per maggiori informazioni e sul programma dettagliato cliccate sui link seguenti:

Officine Fotografiche
http://youtu.be/FFfuvkhrP-w
http://www.caucasusmorpheus.org/it/?page_id=26

Per chi vuole approfondire gli argomenti suggerisco il libro di Gorecki :Pianeta Caucaso. (potete leggerne in anteprima qualche pagina su Google book).

Buona scoperta !





07/11/11

Viaggio negli Archivi pubblici di Roma alla scoperta della Macchina dello Stato

Lo scorso 23 settembre si è inaugurata presso la sede degli Archivi di Stato nel quartiere dell'Eur a Roma un'interessante mostra intitolata " La macchina dello Stato". Leggi, uomini e strutture che hanno fatto l'Italia".
L'allestimento è stato realizzato nell'ambito delle celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia e intende narrare in modo assai originale il ruolo dei vari comparti dello Stato attraverso documenti originali e reperti conservati negli archivi statali e in vari musei italiani e che da soli meriterebbero lunghe didascalie che tuttavia i visitatori potranno completare autonomamente da casa con gli strumenti oggi offerti dal web.
Coloro che hanno qualche anno in più proveranno qualche emozione aggiuntiva nel vedere i documenti fondanti della nostra storia come lo Statuto Albertino del 4 marzo 1848 e la Costituzione della Repubblica Italiana con la firma autografa del capo dello stato Enrico De Nicola.
Ma se l'itinerario espositivo consente agli appassionati di storia di viaggiare per mezzo di oggetti, documenti originali, leggi, manifesti, bozzetti, progetti architettonici e bandiere, offre ai più giovani anche vari spunti per capire che il termine, per molti assai astratto di Stato, per anni attraverso uomini e intelligenze anche fuori del comune ha lavorato affinché questa macchina funzionasse sempre meglio risolvendo problemi complessi che adesso possono apparire insignificanti.
Vi suggeriamo quindi di  raggiungere il quartiere dell'Eur cercando di apprezzare il lavoro dei curatori della mostra, lasciandovi trasportare dal racconto espositivo, ammirando la ricostruzione di antichi uffici postali, gli arredi originali della stazione di Trastevere ma anche i bandi per la cattura di briganti e malfattori, dove potrete leggere quasi sorridendo che i carabinieri reali hanno perso di vista nei boschi la banda dello Zappatore dopo un'estorsione di trenta denari e il sequestro di uno dei componenti di una famiglia residente a Cicciano.
Un reperto storico prestato dal Museo di Criminologia di Roma si trova in questa mostra: si tratta della rivoltella usata da Gaetano Bresci per l'attentato al Re Umberto I nella cittadina di Monza.
Più avanti si possono visionare  numerosi registri di amministrazioni locali diverse che stupiscono per le calligrafie ornate e per la meticolosità e precisione di mappe e documenti tecnici realizzati in epoche ancora lontane da programmi cad e tenendo anche conto che Olivetti progetterà la prima macchina scrivente solo nel 1910.
Stupisce poi vedere documenti ritenuti distrutti o segreti come quelli dell'Orva: la polizia segreta fascista che redigeva dettagliate schede su personaggi critici verso il regime.
Anche chi apprezza le nuove tecnologie non potrà non rimanere stupito davanti alle tante realizzazioni che rispondevano ai bisogni di uno Stato che doveva risolvere nuovi problemi :l'istruzione, le misure, la comprensione e analisi del tempo. Le prime analisi statistiche informavano circa il numero degli analfabeti , contava i soggetti dediti al crimine e i reclusi e a poco a poco si  delineava e perfezionava la macchina della giustizia.
Con il crescere dell'istruzione nascevano anche tante aziende che miglioreranno la vita degli italiani offrendo loro treni, luce nelle strade ma anche le navi per emigrare e per altri quello di curarsi con rimedi meno casalinghi e aleatori. Ecco allora che tra le vetrine si troveranno i metri campione derivanti da quello di Parigi utili per unificare  su tutto il territorio della Repubblica i tanti sistemi di misure utilizzati in ducati e regni eredi dei precedenti regimi feudali.
Ci hanno incuriosito alcuni strumenti frutto della genialità di abili artigiani come i nefoscopi utili per seguire il moto delle nuvole oggi seguite dai radar, udometri e pluviometri utili per la misurazione delle precipitazioni atmosferiche e strani sismoscopi a mercurio per la misurazione dei terremoti.
Non perdetevi una preziosa valigetta utile ai verificatori di pesi e misure che pur riportando il nome Decker venne realizzata in un'officina torinese intorno al 1861.
Quanto lontano ci sembrano oggi  tante leggi vessatorie come quella sul macinato ed altre invece atte a far crescere l'istruzione di un paese quasi analfabeta: ecco allora i registri utili a verificare l'obbligo scolastico; sembrano parlare quei documenti estratti dagli archivi di quella giovane repubblica che con la legge Coppino obbligava i suoi cittadini più giovani ad andare a scuola e poi a presentarsi alla chiamata di leva.
Di quegli anni un' immagine istruttiva è data da un bel dipinto realistico realizzato da Oreste da Molin che rappresenta il passaggio di una lettiga con un operaio ferito che obbliga dei passanti a togliersi il cappello quasi a ringraziarlo per il sacrificio. Altri tempi direte voi ! Altra etica e altri modi di considerare il lavoro aggiungiamo noi.
Le sorprese durante l'itinerario non mancano come quando si legge una stringata lettera contenente poche parole con la firma autografa di Garibaldi che comunica all'Esattore di Roma di essere impossibilitato a pagare le imposte. I patiti di libri antichi potranno poi ammirare senza recarsi a Subiaco il primo libro stampato in Italia : non si può non soffermarsi davanti al grande volume del "De civitate dei" di Agostino di Ippona offerto in prestito dalla biblioteca di Santa Scolastica; da questo libro nasce la stampa in Italia per opera di due monaci tedeschi allievi di Gutenberg.

Al piano superiore della mostra si scopre un grosso orologio che alcune foto d'epoca fanno risalire al 1908: un plauso a chi ha deciso di non consegnarlo ai rigattieri. Si trovava all'interno di un ufficio postale a Messina e rimase come intatta reliquia del terribile terremoto che si portò via circa 80.000 abitanti dei 130.000 residenti.
Un altro volo pindarico ci costringe a farlo, una gigantografia dove si vedono compunti poliziotti dotati di baffi come era d'uso in quel tempo.
Tengono al centro come un trofeo la tela arcinota della Gioconda di Leonardo che trafugata il 21 agosto 1911 dal Louvre venne recuperata nel dicembre del 1913 proprio in Italia dove venne arrestato l'autore del furto: tale Vincenzo Peruggia.
L' ingresso alla mostra è gratuito e sarà possibile visitarla fino al 16 marzo 2012.
Questo il link istituzionale con informazioni più dettagliate e gli orari di apertura : Macchina dello Stato. 


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16/06/10

Peste nera, lebbra e vaiolo: le epidemie che hanno segnato la storia dell'umanità. Una mostra al S.Spirito di Roma.

La storia dell'umanità è stata segnata da eventi catastrofici di portata planetaria che hanno contribuito a cambiare repentinamente il corso della storia di estesi territori. Eventi di cui non si conoscevano nel passato neanche le cause, costringevano i superstiti a incredibili lotte per la sopravvivenza e obbligavano intere popolazioni a spostarsi in cerca di nuovi luoghi dove ricominciare una vita normale.
Non parliamo dei terremoti o delle eruzioni vulcaniche, ma delle epidemie associate a quei nomi che oggi ci appaiono, almeno alle nostre latitudini, lontane e non preoccupanti: peste, vaiolo e lebbra.
Per chi volesse apprendere di più sull'argomento delle " Epidemie" tema presente da sempre nei resoconti storici a partire dalla Bibbia e raccontato da Plutarco, Tucidite e Lucrezio( peste di Atene del 430 a.C) e più di recente dal nostro Manzoni, ha l'opportunità di visitare fino al 30 Giugno la mostra curata da Walter Pasini e intitolata " Nuove e Vecchie Epidemie".L'allestimento costituito da numerosi pannelli con didascalie, immagini e dati statistici è ubicata all'interno del Complesso Monumentale S.Spirito in Saxia, con ingresso in via dei Penitenzieri 12 a Roma.( Lu-Sa :14-19,30; Dom: 10-19,30 ). L'ingresso è gratuito.
Un itinerario che  permetterà ai visitatori di colmare le tante lacune dell'informazione corrente su tali malattie riguardanti la salute di milioni di individui e guardare alla storia ed al cammino dell'uomo, attraverso questi eventi nefasti ma che dovrebbe anche farci riflettere, soprattutto tenuto conto della facilità di spostamento oggi, di uomini, merci e quindi anche di virus, batteri e altri agenti patogeni.
Molti scopriranno che anche in tempi recenti molte zone della terra sono state colpite da varie epidemie, tuttavia se facessimo oggi un test a campione, scopriremmo che tranne che per i termini di sifilide e aids, pochissimi sanno esattamente cosa è la Dengue o Ebola o la Chikungunya e solo gli addetti ai lavori conoscono gli effetti della Schistosomiasi.
A complicare le cose la terminologia recente con le sigle di A/H5N1 e A/H1N1 aiuta poco il cittadino medio a capire il rischio connesso a tali formule criptiche.
Una mostra ben fatta, ricca di informazioni, molte immagini e reperti curiosi ( nella foto una lettera del 1805 di un paziente di un lazzaretto, accuratamente disinfettata (netta entro e fuori) e certificata con tanto di timbro e firma del commissario preposto all'operazione..
Nel sito dedicato alla mostra è possibile trovare informazioni aggiuntive e video, utili anche a scopo didattico.
http://www.vecchieenuoveepidemie.org/
Qui sotto il sito del Travel Medicine, fondato dal Dr Pasini a Rimini , dove si possono trovare utili informazioni e suggerimenti di viaggio e un'ampia presentazione della mostra descritta nel post.
http://www.travelmedicine.it/

Nell' immagine in alto a destra  è rappresentato il medico della peste, la cui maschera è ancora oggi tra i  souvenir più richiesti del carnevale di Venezia.
Contenitori di chinino per la cura della malaria
In realtà veniva impiegata nel XVI secolo insieme ad altri accessori quali tuniche cerate, lunghi guanti , stivaloni e bacchetta dagli addetti del Lazzaretto di Venezia per trattare gli appestati ivi ricoverati, lontano dalla città. La strana forma della maschera a testa d'anatra serviva per ovviare a involontari contatti e impedire l'inalazione dei miasmi: nel lungo becco infatti venivano introdotte varie spezie dotate di oli aromatici, quali ginepro, rosmarino e aglio, ritenuti efficaci antidoti contro la peste.
Ps: ...per quanto concerne la malaria, vi risparmio ulteriori informazioni, essendo il museo di Pontinia, dedicato alle vicende sanitarie dell'Agro Pontino, non attivo alla data odierna.


02/02/10

Alla scoperta dell'arte degli aborigeni di Australia

Gli infaticabili Luca Faccenda e Marco Parri della onlus" National Gallery di Firenze", tornano a Roma per farci scoprire l'arte suggestiva degli aborigeni australiani.

Sono infatti tornati nella capitale organizzando una nuova mostra sponsorizzata dalla Provincia di Roma, ma stavolta invece di deliziarci con le opere di artisti africani o del grande Georges Lilanga, hanno deciso di trasportarci virtualmente in Australia: un continente lontanissimo da noi e di cui poco conosciamo della sua cultura artistica, tranne quei pochi reperti visibili oggi al Museo Pigorini dell'Eur a Roma.
L'itinerario della mostra comprende 220  opere e potremmo a pieno titolo definirlo didattico in quanto consente in pochissimo tempo di metterci in sintonia con  quello spirito ancestrale, connesso con gli elementi naturali, ed in generale con quella che un tempo era denominata dea madre o madre terra, ancora intrinsecamente presente nella cultura aborigena australiana.
Il visitatore che si lascerà trasportare senza preconcetti artistici tra i colori e tra i segni che emanano uno sorta di primordiale energia, e che seppur immobili, sembrano dotati di una cinetica nascosta si sentirà infine catturato dalle forme quasi magiche e dalle onde cromatiche anche se talune sono create con due soli colori e da un insieme di minuscoli punti.
Soffermatevi soprattutto davanti all'opera " Erba" di Gloria Tamerre Petyerra e alle magnetiche e suggestive onde in forma di ricami aerei, create da Anne Pitjara Petyarre con il titolo "Terra di mia madre" : per qualche istante vi sentirete in contatto anche se a distanza con quello spirito aborigeno che ancora viene trasmesso da questi artisti.
Assolutamente un'occasione da non perdere !


La mostra Australia today sarà visitabile fino al 7 marzo 2010. (ingresso gratuito).

L'indirizzo é Palazzo Incontro, Provincia di Roma, via dei Prefetti 22 a Roma ( a due passi dal Parlamento)
orari: martedì-domenica dalle 10,00 alle 19,00;
lunedì chiuso.
Ulteriori info sul sito http://www.nationalgalleryfirenze.it/

Per saperne di più sugli aborigeni e la loro arte potete visitate i siti seguenti che offrono informazioni e ulteriori link:
http://www.mbantua.com.au/index.php
 http://aboriginalart.com.au/italian/italian2.htm
Per vedere la produzione di una comunità di artisti australiani :
http://www.iwantjaarts.com.au/