02/12/11

A caccia dei colori d'autunno e di un giardino con 400 aceri che danno spettacolo.


Da qualche anno si è risvegliato anche in Italia e ovviamente anche nel Lazio, quel particolare interesse verso siti e località extraurbane che consentono di apprezzare un fenomeno naturale che negli Usa chiamano con termine francese " Foliage".
Con tale termine si indica quel processo naturale che attraverso meccanismi non del tutto chiariti fa virare all'arrivo dell'autunno e dei primi freddi, il colore delle foglie di determinate specie arboree.
Le foglie infatti perdono la clorofilla e il colore verde ma assumono per merito di vari pigmenti costituiti in gran parte di carotenoidi, antocianine e flavoni quella colorazione giallo-arancio e rossa tanto ricercata dagli appassionati e dai sempre più numerosi fotografi naturalisti.
Lo spettacolo diventa particolarmente suggestivo in quelle aree dove si trovano in maggior numero, alberi e arbusti di specie particolarmente "predisposte" dalla natura a queste variazioni di colore.
Chi ha visitato la regione del New England negli Stati Uniti ha potuto apprezzare non solo gli splendidi paesaggi autunnali ma anche la stupefacente organizzazione americana che è riuscita a creare ulteriori occasioni di business turistico anche in un periodo solitamente di scarso appeal come l'autunno.
A titolo di esempio vi basterà dare un'occhiata al sito del Vermont dedicato al foliage per capire come vengano seguiti gli appassionati, offrendo loro anche le previsioni dettagliate sulle variazioni cromatiche delle aree in cui esse avvengono per tutto il periodo compreso tra fine ottobre e novembre.
A latitudini opposte troviamo le abitudini tradizionali giapponesi che oltre ad una quasi genetica passione per i ciliegi e per la loro fioritura, hanno anche un altro periodo denominato "momijigari".che consiste proprio nelle passeggiate d' autunno fuori città, nei boschi e sulle montagne prossime alle città, per osservare da vicino i bei cromatismi autunnali soprattutto là dove più numerosi si trovano gli esemplari di Acer Japonicum che i giapponesi chiamano momiji. Questa abitudine sembra venire dall'antichità allorquando i nobili giapponesi si recavamo nei giardini ancora oggi particolarmente suggestivi e seduti sotto un acero dalle foglie rosso brillante suonavano, cantavano e recitavano poesie d'amore forse ispirati dal colore acceso degli aceri le cui tinte ben si addicevano alla passione amorosa.
Sono numerosi i luoghi del Lazio dove è possibile apprezzare il fenomeno del foliage, in particolare se si è disposti a spostarsi nelle aree della regione più ricche di aceri,frassini,ontani,faggi, carpini e ornielli.
I giorni ancora disponibili sono molto pochi e il meteo non è incoraggiante fino a domenica 4 novembre.
Se avete giorni disponibili vi suggerisco di raggiungere due luoghi particolarmente suggestivi: la selva di Malano nei pressi di Bomarzo o il parco Marturanum a Barbarano Romano; anche se saranno cadute gran parte delle foglie, il paesaggio sarà ugualmente suggestivo.Merita una visita anche il borgo di Fogliano e l'area del Lago di Paola in particolare se intendete fare birdwatching.
Tuttavia se non disponete nè di tempo nè di mezzi, potete ripiegare sulle tante ville di Roma : anche da lì passa il pennello dell 'autunno.
Poichè ci piace tracciare nuovi itinerari, noi abbiamo deciso invece di raccontarvi del giardino di aceri di Alessandro Biagioli che in un solo ettaro di terreno nel comune di Fara Sabina è riuscito giorno dopo giorno a piantarne quasi 400 a partire dal primo acero piantato nel lontano 1998.
L' avvio gli è stato dato dai fumetti di Walt Disney e in particolare dalle storie di Paperino e dalla prparazione delle frittelle  allo sciroppo d'acero. Per chi volesse rivedere uno dei cartoni animati risalenti al 1948, clicchi su questo link.
Dopo aver piantato quel primo acero, Alessandro, Alex per gli amici, ha cercato, si è informato, ha fatto dei corsi anche all'estero e ha continuato ad acquistare altri aceri di specie diverse e di nuove cultivar ottenute da orticoltori specializzati. Pochi sono comunque gli esemplari trovati in Italia. Mi conferma la difficoltà di far arrivare dagli Stati Uniti piante con radici a causa dell'obbligo della quarantena.
Naturalmente internet è stato di aiuto alla sua passione e per lui è stata determinante l'assistenza ricevuta dall ' UBC botanical garden attraverso il forum dedicato agli associati.
Il suo entusiasmo è cresciuto negli anni insieme al numero dei suoi aceri e lo ha spinto ad incontrare altri acerofili sparsi per il mondo uniti sotto l'egida della Maple Society canadese.
Mentre visitiamo il suo giardino soffermandoci sugli esemplari più vistosi e dai nomi molto più lunghi e complessi del nostrano Acero campestre, ci viene in mente un piccolo libro di Jean Jono: L'uomo che piantava alberi, regalatelo per Natale a figli e nipoti, vale più di tante lezioni su l'ecologia e l'ambiente.
I colori degli aceri di Alex sono entusiasmanti e solo le samare color porpora e violetto meriterebbero una maggiore contemplazione. La luce è ideale nel primo pomeriggio e i raggi del sole sembrano accendere ancor di più le chiome degli alberi più grandi.Ma le sorprese non mancano quando scopriamo anche una varietà rara di Gynko biloba le cui foglie inconfondibili sono di uno stupendo giallo oro che ci lascia stupefatti, quasi quanto il fiore di un alberello di origine messicana che ha un seme iridescente nelle tonalità che vanno dal blu al rosa.
Precisiamo che Alex svolge altre attività non connesse con la sua passione per gli aceri. Il giardino è parte integrante della casa dove vive con la  famiglia, pertanto solo in determinate occasioni consente l'accesso e la visita al suo arboreto. Chi fosse interessato potrà seguire sul blog dell'Associazione Adea le prossime visite organizzate previste per maggio 2012.
Poichè un' immagine vale più di mille parole, inseriamo uno slideshow con una selezione ridotta di foto scattate durante la nostra visita ad Alex e al suo giardino, sperando che anche a voi nasca la acerofilia.
Felice Inverno !






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